- 237 — Ma anche qui purtroppo non abbiamo un lavoro organico, bensì osservazioni, avvertenze, esortazioni, pensieri, raggruppati secondo l’argomento in quattro sezioni (Il cuore e la mente. Atti della vita, Convivere sociale, Dio), qualche volta racchiusi in brevi e scultoree formule, più spesso adagiati in periodi abbondanti, ricchi di suono e di colore, quasi sempre notevoli per penetrazione psicologica e per nobiltà d’insegnamenti. Sembra di udire una voce grave e soave, che paternamente inculchi, persuada, ammaestri; vi senti l’uomo maturo di dolori e di esperienza, disilluso della vita, nutrito di alti pensieri religiosi, più vivi che mai nella serietà degli ultimi anni della sua dimora terrena, quando le passioni travolgenti hanno ceduto il posto alla calma contemplazione dell’umano destino. Il lettore si trova sollevato in una sfera spirituale più alta, come il pulcino di manzoniana memoria, rapito in una regione sconosciuta, in un’aria che non ha mai respirata; ma infine si avvezza a quell’atmosfera purificante e ne discende più forte e temprato ai dolori e alle lotte della vita. A. Sklem ARTURO CrONIA : / principali apprezzamenti deli antica letteratura slava di Ragusa. - Estratto dalla Rivista «L’Europa Orientale», Fase. 11-12, 1933. Roma, 1933. La piccola repubblica di Ragusa ebbe la strana fortuna di aver dato origine e sviluppo durante i secoli XV-XVIII a tre diverse letterature, o meglio a una letteratura in tre lingue: latina, italiana e serbo-croata. Fenomeno a cui è difficile trovare riscontro nella storia delle letterature europee, tanto più che a Ragusa spesso erano i medesimi scrittori che si servivano con eguale perizia di tutte le tre lingue. Di questa produzione trilingue qualche opera italiana e diversi poemi latini varcarono i confini della repubblica e per qualche tempo godettero di una certa diffusione in Italia; la conoscenza invece delle opere slave rimase nei secoli passati limitata ai circoli eruditi di Ragusa, o tutt’al più della Dalmazia. Fu un dotto Italiano — come c’informa il prof. Cronia nella sua pregevole monografia — stabilitosi a Ragusa sul declinare del secolo XVIII, il piarista piemontese Francesco Maria Appen-dini, che tra i primi rivelò al gran pubblico d’Europa la produzione letteraria in serbo-croato con un’ opera enciclopedica sul passato della repubblica (Notizie istorico-critiche sulle antichità, storia e letteratura de Ragusei. Ragusa, 1802, 2 voli.). Giustamente il Cronia, per le tendenze caratteristiche della sua opera, lo chiama « un Tiraboschi in miniatura » ed afferma che le Notizie istorico-critiche sono « una pietra miliare nel cammino degli studi di letteratura ragusea » (pag. 9): infatti TAppendini, mentre riassume le dotte fatiche dei suoi predecessori ragusei, apre col suo lavoro una nuova epoca nel campo di queste ricerche. Qualche decennio più tardi, iniziatosi presso i Croati il movimento nazionale noto col nome di Illirismo, la letteratura slava di Ragusa divenne il centro d'interesse e di studi per molti storici e patrioti croati, che se ne valsero come di un’arma efficacissima per T affermazione della loro idea nazionale. Quelli furono anni fortunati per gli scrittori di Ragusa: si ricostruirono con tenacia ed amore le biografie dei vari autori sui documenti dell’epoca, si tolsero dall’oblio le loro opere e si pubblicarono in edizioni critiche presso l’Accademia jugoslava di Zagabria (collezione Stari pisci); si scrissero dotte monografie e si cominciarono ad abbozzare le prime storie letterarie, mettendo in rilievo T importanza della produzione serbo-croata della città e trascurando o riducendo di molto