GIUSEPPE SOLITRO UNA VECCHIA PROPOSTA NON FORSE INOPPORTUNA ANCOR OGGI Il 1865 fu l’anno del trasporto della capitale del Regno da Torino a Firenze; trasporto che, come ognun sa, non appena annunciato, aveva scatenato una bufera di proteste e polemiche, e l’anno prima aveva bagnato di sangue le vie di Torino. Ma il 1865 fu anche l’anno del VI Centenario della nascita dell’ Allighieri, e parve provvidenziale che, sopite le ire, gl’ Italiani tutti fossero chiamati ad atto di concordia, e vorrei dire, di ammenda, ai piedi del Poeta, flagellatore delle discordie cittadine, di cui in quell’anno appunto, in Firenze, si inaugurava il simulacro, col contributo di tutta l’Italia. Il 18 maggio, nella piazza di S. Croce, davanti alla statua del Grande, sfilarono e s’inchinarono i vessilli d’Italia, più di settecento, e fra essi quello di Venezia e di Roma abbrunati. Il Veneto, l’Istria e il Trentino parteciparono fervorosamente alla solenne manifestazione nazionale, che per essi significava non soltanto omaggio, ma anche affermazione, invocazione e protesta; e noi sappiamo che in nessun altro luogo le onoranze al Poeta furono così numerose, multiformi e sentite, come nelle provincie gementi ancora sotto il giogo straniero. La Dalmazia non vi rimase estranea, e nei giornali del tempo: Il Nazionale di Zara, sostenitore dell’idea slava, ma scritto in quell’anno (e fino al 1870) nella lingua nostra, e non ancora decisamente ostile all’ elemento italiano, e nell’ Osservatore Dalmata, possiamo leggere la descrizione delle varie manifestazioni che in quel 1865 ebbero luogo nelle città dalmate in onore del divino Poeta. Notevole il fatto che due dalmati, Niccolò Tommaseo di Sebenico, e Giulio Solitro di Spalato, dimoranti allora ambedue in Firenze, in comunione di spirito, e l’uno all’altro legati da vincoli di stima e di affetto,