— 186 — secoli, s’occupa quasi eslusivamente della letteratura slava di Ragusa. Ne ricorda i primi poeti, Menze e Darsa, che impararono a fare i loro versi sul modello dei petrarchisti e dei poeti popolareggianti italiani della loro epoca. A questi primi imitatori slavi fa seguire la seconda nidiata di verseggiatori lirici che col Ragnina e con lo Slatarich attingono a piene mani alla lirica italiana del Cinquecento e danno forma ad una poesia che ha già rimaneggiato il vecchio platonismo petrarchesco Singoli poeti petrarcheggianti si manifestano anche in altri centri dalmati: tale il Lucio a Lesina, l’Albioni (De Albis) a Nona e il Marsich ad Arbe. Però col trionfare della Controriforma trionfano il marinismo, il barocco, ed il petrarchismo declina decisamente. Di questa nuova epoca però, sbozzata in una diecina di righe, l’a. non dà esempi particolari, non cita opere e autori rappresentativi. Si sofferma di più sul periodo dell’Arcadia, che anche in Dalmazia ha avuta la sua eco con le sue Accademie e con i suoi poeti arcadici. Però anche qui manca la visione concreta di quanto è stato realizzato in quest’ epoca. E con ciò lo sguardo alla poesia lirica è finito. Da un « genere » quindi si passa ad un altro e quindi da un secolo, da un’ epoca si sbalza ad un’altra. Si ritorna cioè al Rinascimento, al secolo XVI e si ricordano i canti carnascialeschi fiorentini che anche a Ragusa ebbero eco e nel Ciubranovich trovarono un interprete non privo di « freschezza » e di « originalità ». 1 canti carnascialeschi poi ci portano al teatro, ai suoi vari generi, ai suoi vari rappresentanti, a tutti quei Naie, Darsa, Vetrani, Slatarich, Palmotta, Primi, Gondola ecc., che imitarono, copiarono, rimaneggiarono il repertorio italiano e talvolta, come il Darsa, riuscirono a dargli anche la nota locale. 11 genere epico è riassunto brevemente nella fortuna della « Gerusalemme Liberata ». L’ « Orlando furioso » era troppo lontano dalla mentalità ragusea per ispirare efficacemente e, fuorché singoli suoi episodi romantici che furono poi drammatizzati, lasciò di sè poca scia. La « Gerusalemme Liberata » alla sua volta deve la fortuna alla Controriforma ed al tanto decantato poeta raguseo Gianfrancesco Gondola. A sua imitazione egli compose quell’ « Osman « che, un tempo tanto esaltato, ora trova sempre nuovi detrattori e che il prof. D. cerca di difendere a denti stretti sopra tutto dal punto di vista storico e nazionale. Comunque è un episodio che restò — inedito — a sè e per sè, come tante altre opere di questa letteratura, e non fecondò nuove idee, non aprì nuove vie. Aggiunti a questo episodio saliente della letteratura ragusea pochi cenni, nuovamente anacronistici, sul poema religioso e sulle ecloghe pescatorie dell’Hettoreo, l’a. finisce bruscamente la sua trattazione. Vi aggiunge solamente in appendice alcune brevi considerazioni finali per riandare il cammino fatto, ma sopra tutto per dire che la letteratura slava del litto-rale adriatico è il risultato di «influenze venute dall’Italia e di un fondo nazionale slavo », per notare ancora che gl’ influssi italiani hanno solamente aiutata questa letteratura a « prendere il suo volo », infine per inneggiare a certi suoi « capilavori » che «appartengono al patrimonio comune della letteratura mondiale» (!!). Come si può dedurre già dal nostro breve riassunto, l’a. ha svolto il suo tema veramente con maestria : maestria nello esprimere e nell’ inquadrare tutta una congerie di opere, autori, epoche e idee antiche e di studi e opinioni recenti; maestria nel condurre l’acqua al suo mulino con precauzione e con moderazione e senza chiassosi sconfinamenti. A prescindere quindi dalla ripartizione della materia secondo i generi letterari, che presso gli Slavi è ancora attuale, il quadro degli influssi italiani nella letteratura slava della Dalmazia è stato rievocato in una serie di momenti e di aspetti che possono dare un’ idea approssimativa della loro azione ed efficenza. Specialmente riuscito e degno di particolare rilievo è il quadro del Medio Evo, ove