— 181 — il Cariteo, Pietro Gradinico, il Giustiniani ed altri. Si noti poi che, in tale e tanta citazione di autori e di opere i due studiosi jugoslavi non si sono mai — o quasi — trovati d’accordo nell’indagine delle fonti Chi «scopre» un poeta italiano e chi un altro e quando tutti e due « scoprono » per caso uno stesso autore italiano, chi ne cita una poesia e chi un’altra Unica eccezione è la poesia n. 29 (seguo la numerazione di « Stari Pisci ») che tutti e due avvicinano al Petrarca. Ma tipico resta sempre l’esempio di quell; poesie serbo-croate che l’uno ascrive ad un autore italiano e l’altro ad un altro. Per esempio la poesia n. 201 secondo il Torbarina è ispirata da Bartolomeo Cavassico e secondo il Kombol è dovuta a Marcantonio Magno. Cosi la poesia n. 293 secondo l’uno è del Sassoferrato e secondo l’altro del Petrarca. Non basta! La poesia n. 52 che il Torbarina fa dipendere dal Serafino il Kombol la trova versione deil’Ariosto. Lo stesso Torbarina poi che ha esaminato le poesie di Orazio Masibradich e che vi ha trovato dei punti di contatto col Ragnina o con B. Tasso non s’è accorto che due di esse sono semplici versioni dal Petrarca; ciò che ultimamente è stato segnalato dal prof. Kolendic in una breve nota : Dve Petrarkine pesme u prevodu Horacija Mazibradica di « Prilozi za knjizevnost », Belgrado, 1931, voi. XI. Premesso quanto abbiamo constatato sopra a titolo di informazione o di curiosità letteraria, è naturale che nei saggi comparativi del T. ci siano e degli esempi poco efficaci e delle prove mancate. Così le prove di pag. 94 — a proposito del Menze — che il T. desume dal Serafino sanno di generico e derivano direttamente dal Canzoniere del Petrarca. Anche i saggi di pag. 99 e 100 presi dal Sassoferrato sono luoghi comuni della lirica quattrocentesca e cinquecentesca. Poco convincente è anche l’accostamento al Poliziano di una poesia del Ragnina a pag. 143. La poesia n. 8 del Ragnina sa più di Serafino che del Poliziano. La poesia n. 247 sembra più vicina al Tebaldeo che al Della Casa. Ma andando di questo passo dove e quando si finirebbe? Rimandiamo perciò il lettore curioso di altri dettagli al supplemento dello studio de! Kombol, in cui ci sono parecchi di questi rimarchi ed ai quali noi, in massima, ci associamo, perchè il K. nei suoi saggi comparativi si è dimostrato più cauto di fronte a fenomeni sibillini e più accorto e più sensibile nell’intuizione del momento artistico. Perciò sarebbe anche inutile insistere nell’enumerazione di passi, a cui pur si sarebbe potuto trovare il modello italiano come, per esempio, al motivo della battaglia di baci o della satira contro la donna che il T. ritiene originali ad onor dei poeti ragusei ; oppure 1’ originale alla poesia del Menze o del Darsa («Stari Pisci », n. 31, p. 479) che è una versione del Serafino, come ha dimostrato il Krekovic. Vogliamo solamente notare che nello studio dello Slatarich, dopo quanto è stato rintracciato nel 1900 da D. A. Zivaljevic, Cvijeta Zuzoric i Dominilo Zlatarìc (Sr. Karlovci) e dopo quanto lo stesso T. è riuscito a svelare sul Ragnina, era da aspettarsi un risultato più soddisfacente nella ricerca delle fonti. Tale e tanta manchevolezza, per fortuna, è stata compensata dallo studio recente di M. Kombol, Talijans/ci utjecaji u Zlataricevnj lirici, di cui sarà fatta menzione a parte. Ma è peccato che il T. stesso non l’abbia fatto. È peccato pure che il T. nel corso dei suoi studi non abbia tenuto conto di certe pubblicazioni essenziali che stranamente gli sono sfuggite. Non gli rinfacciamo certo di non aver corredato la sua tesi di tutto il materiale bibliografico inerente all’argomento — ciò che del resto non sarebbe certo nociuto! — ma deploriamo che abbia ignorato delle opere che ai suoi studi sarebbero pur riuscite utili e di fronte alle quali avrebbe pur potuto prendere qualche atteggiamento nuovo; per lo meno