— 352 — manuale, poniamo pure il Thompson-Fumagalli, dove potrà apprendere che 1’ « origine » delle legature di cui abbiamo trattato è da ricercare non in scritture calligrafiche nè in moventi estetici, ma nella corsiva latina. Noi non abbiamo risolto nè avevamo da risolvere il problema dell’origine delle abbreviature, legature e lettere di diversa scrittura, ma avevamo da risolvere ed abbiamo risolto quello dei motivi che determinarono la decadenza e l’imbastardimento della beneventana. E qui nè il Barada, nè tutte le barbe dei paleografi jugoslavi ci persuaderanno di aver visto male e di aver detto cose personali, inesatte e infondate. * * * Ma c’è dell’altro. Perchè quanto più il Barada procede nella bisogna tanto più si accende, s’incollerisce e perde la testa. E non sono mica le pagine dello Scriptorium che gliela fanno perdere, perchè, come abbiamo veduto, anche quelle del Lehmann e del Loew, esercitano sul suo animo la stessa influenza. Messosi a considerare la nostra « preparazione speciale », per calmarsi e riprendere fiato recita anzitutto una confusa lezione sull’a beneventana e si mette a posto un pochino. Ma non appena riprende contatto con la nostra prosa sono guai. Sull’ a beneventana del « Breviarium » abbiamo scritto : « L’ a minuscola è della solita forma delle due cc consecutive. Superiormente sono in genere chiuse, ma alle volte anche lievissimamente aperte ». In tutto il mondo ogni cameriere d’albergo sa che in italiano la desinenza del femminile plurale esce in e. 11 Barada no. Per lui le forme grammaticali chiuse, aperte, sono un femminile singolare da concordarsi con il soggetto: «l'a minuscola»; per lui la forma sono è terza persona singolare da concordarsi con «l’a minuscola». Ma occorre, santo Grisogono nostro, spiegargli che il chiuse, V aperte, il sono, debbono essere concordati con « due cc consecutive » e non con « l’a minuscola » ? Ecco a quale spudoratezza egli è arrivato, per poter dire che prima abbiamo parlato di un’ a scritta in quattro tempi, poi di un’ a scritta in tre tempi, poi nuovamente di un’ a scritta in quattro tempi. Le due cc sono più o meno aperte, più o meno chiuse, ma sono e restano sempre due cc, costituenti sempre, o quasi, un’ a beneventana scritta in quattro tempi (*). Ha capito ? (*) In seguito il Barada ci fa la grazia di riconoscerci che diamo la descrizione esatta del ductus dell’ a in tre tempi che ricorre nel « Passionano » e nei monumenti successivi, Ma perchè non ha riconosciuto che quella stessa descrizione vale anche per il Breviario del sec. XIII in. ? E sì che abbiamo adoperate quasi le stesse parole: «arco sinistro», ed abbiamo espressamente dichiarato che «sta fra la forma del Graduale II e quella del Cartulario». Non si tratta dunque dell’a in quattro tempi, anche se, forse suggestionati dal Novak (Scriptura, pag. 25, c. 1, riga 34: « zatvoreni oblik slova cc »), l’abbiamo assomigliata a cc.