10 fiammette dui gas, in essa il grande esercito delle maschere si raduna, e 1’ onda irruente del popolo, che tutta 1’ empie ed allaga, s’ urta, s’incalza e va e viene, come dal fiotto cacciata, rendendone angusto lo spazio. Le vesti bizzarre, coll’ iride dei diversi loro colori, danno a quella folla una particolare vaghezza, uno speciale carattere : si direbbe un quadro del Canaletto, quand’ ei dipinge i popolari e smaglianti suoi gruppi. La Piazza fu detta tante volte una sala, che chi si rispetta, a non parere barbogio, non può più con quel nome chiamarla. In tali sere, la sala diventa veramente una scena, e ci si rappresenta la più matta e colossale commedia, quale nessun teatro potrà mai riprodurre. Che coro, che flagello, che subisso d’ attori ! Quali episodii, quali strani accidenti, e soprattutto che orchestra ! Quando le maschere, più o meno pulite, han fatto quivi la parte loro o la loro comparsa, vanno continuarla a’ Caffè. La calca non è ivi men fitta, serrata ; s’ arde di dentro, si soffoca : ma elle non se ne spaventano, d’uno passano in altro, a dar battaglie di frizzi, a far istillare i cervelli. Ben è vero che que’ frizzi