146 mere sentimenti maschi o feroci. Non possiamo concepire un molle e tenero affetto, significato con quel carattere di suoni : il mezzo adoperato dall’ arte contrasta, o che ci pare, al suo fine. Don Carlo ed Arturo potevano acconciamente cambiare la parte. Se non che, la Benàazzi non dee tanto dolersi col maestro, quanto col poeta, il quale creò per lei pochissime e non nuove situazioni, e legò per tal modo a quello le mani ; poiché tutti i maestri non possono comandare, nè sanno tiranneggiare i poeti. Il libretto, come si sa, è tratto dal noto romanzo del sig. di Chateaubriand, che porta il medesimo titolo. E uij lavoro, in cui certo il Penizzini non pose tutta la lena del proprio ingegno. Ci si vede la fretta : il prim’ atto mostra qualche cura dello stile, contiene qualche buon verso ; gli altri due scendono. L’ azione è più abbozzata che condotta e ragionata ; e troppo si fida sulla penetrazione dello spettatore a spiegare l’intreccio e i varii accidenti del dramma. Non occorre recarne gli esempii, cliè troppo in lungo ci condurrebbe. La Benàazzi, il Ferri, il Pancani, benché tuttora indisposto, fecero come il solito del loro