195 beltà, eh’ io non veggo più lume e chiudo gli occhi sul resto. Ad ogni modo, la scena magnifica, con cui s’ apre 1’ azione, quel mondo sì vario, sì gaio, e leggiadramente sì ornato, alcuni gruppi e quadri felici delle contraddanze, modellate un po’ troppo manifestamente su quelle del Rota, sono cose belle e lodevoli, da trovarle tali, non che un ottimista par mio, ma un pessimista, di cui, per disgrazia, la famiglia è sì ampia. Ma il pregio principale, il vero incanto del ballo è la Maywood, lo spirito, il demone della danza. In America elle hanno quella forza, quell’ anima '? Che mosse ! che balzi ! che fughe ! che voli ! L’ occhio appena la segue : ella è in terra, e la vedi già in aria; la cerchi a destra, ed ella t’ è già volata a sinistra : la diresti un salterello, un zampillo, quando, lungamente premuto, d’ improvviso scatta e va in alto. I suoi passi son nuovi, e in quella istantanea rapidità e successione sono della più perfetta giustezza. Dove ella li vide ? e chi altri che lei può eseguirli ? Il passo a due, eh’ ella danza col Foriani, è graziosissimo : il giuoco di qnelle bende, se vogliamo, è* vec-