311 MDXXVII, GIUGNO. 312 Lo acordo che se dice qui che fa il Papa è que- 205 sio : che dà a l’Imperatore Oslia, Civilavechia, Ci-vila castellana, Panna, Piasenza el Modena, et paga 850 milia ducati, 150 milia a la ussita di castello, el 50 milia ogni mexe finché l’liabia finito di pagar. El Sua Santità va a star a Caieta con la corte, finché l’habbia adimpite tutte le sopra dille cose. Del ditto, di 6 ditto. Questa malina a bona hora, il conte Guido Ran-gone parlile per Modena, ma qui si tien che non an-darà a tempo. Col prefato Conte sono parlili il capitatilo Guido Vayno con la sua compagnia di ca-, valli, missier Bernardino da la Barba el molli altri gentilhomeni et soldati che servivano al Papa, per 11 chè di hora in hora si vede questo exercito risolversi el andar in niente. Hozi sono ussiti di Roma 12 bandiere di fanti et una banda di cavalli, si crede sia per pigliar alcuni castelli che sono intorno quella cità per haver vìluarie. Il signor duca di Urbino et signor marchese di Saluzo sono stali hozi a Viterbo a visitar il signor Federico da Gonzaga qual si dice esser fuor di pericolo di morte, et hanno ragionato di ritirarsi con lo exercito a certo bosco di Santo Joanni che è puoco discosto da Montefìascone, in caso che ’I conte de I’ Anguilara se deelari imperiale, come già per molti segni se può comprendere cho’l sia declarulo, ancor che non S3 habbia la cosa per certa. Del ditto, a li 7 ditto. Il signor Giorgio Santa Croce è ritornalo hozi da Brachino, el dice che le fanlarie francesi che lui conduceva non hanno potuto intra re per essersi il conte di I’ Anguilara accordato con imperiali ; li quali hanno mandato loro gente in dilla terra di Braciano, et in 1’ Anguilara. Le quale esso missier Giorgio afferma haverle vedute a entrar, et più dice che lui la la casa Ursina è in stretta pratica di acordo, il qual si crede che habbia da reussir. Si ha anche il medesimo aviso per altre vie. Il signor Duca ha fatto intendere a (ulte le sue gente che debano provedersi di vilualie per 6 dì, il che penso che sia per retirarsi a caminare per il ditto tempo senza fermarsi in loco alcuno. 11 nostro viagio serà per Toscanella el per Romagna, possendo haver il transito libero per non locar del stato del duca de Urbino. Soa Excellenlia ha fatto publicar hozi una crida che nisuno di questo exercito compri bestia- me di sorte alcuna sotto pena di la forca. La causa è stala perché tutto questo paese era depredalo da li soldati, li quali hanno fatto tanlo danno che è cosa incredibile da dire. Missier Scipion Caldarino, Cesar Farina et Za-neto Albanese hanno hauto le compagnie del Gui-zardino in queste fantarie di fiorentini. Del Fanzino, da Belvedere, a 29 Mago 1527. Vostra Illustrissima Signoria saperà come, vedendo questi signori lo exercito di la liga sì propinquo, et conieclurando che ’1 fosse per far ogni sforzo che Nostro Signore potesse liberarse del castello, fecero molta diligenza per far le trinzee d’intorno a quello, et cosi l’anno finite già da doi giorni. L’una hanno fatta sotto il castello col reparo groso verso quello, un’ altra poi ne hanno fatta che comincia qui a Belvedere, et pigliando assai campo se ne va a terminare nel Tevere poco disotto Santa Maria del Populo. El questa ha doi repari, 1’ uno per fronte verso gli prati, el l’altro dietro le spalle tanto allo che se bisognasse deilenderle a li nemici, mentre combattessero quelli del castello non gli possano offendere con l’arlellaria, el continuamente gli tengono una grandissima guardia al campo de la trincea. Poi sul Tevere hanno fallo un ponte su le nave a la coperta lui ancora del castello, per haver quel adito libero di passar de li in Roma a loro beneplacito, che iudicano provisione gagliardissima et bastante a tenere quelli del castello sequestrati in quello fino qui. Ogni giorno sì è detto che lo esercito di la liga verrà manzi. Bora pare che si dica che aspetlano una grossa banda de sguizari. Molti de loro infratanto se ne fugono dal canto de qua, el reportano che patiscono molto del magnar. * Beri lo illustrissimo Viceré gionse qui in Roma ove sì fermò molto poco, et ancora che.quel giorno venisse de lontano de qui 35 miglia, però si parli per andar la sera a Civita in lìviua al camino del regno lontano de qui 14 miglia. Et cavalcando acom-pagnato da lo illustrissimo signor Ferante col qual era anche io, lontano da Roma un miglio e mezo se incontrò ne li signori marchese del Vasto, don Bugo Alarcone, duca de Malphi, et don Ilenrico Maurique lì quali in conclusione lo fecero ritornare adietro, et con tulli sono qui ove aspelano che hozi o domane le genie che erano nel regno giongano. Tutto questo giorno hanno dispensato in consiglio et veder le trinzee. Quello che succederà per ancora 205* 206