I 20 MARCO CORNARO , * da la villa de Noventa 1 e passava a traverso el Piovado 2 e de lì andava a le Bebe et da le Bebe 3 al porto che se chiama Brondolo per la Brenta che insiva de lì4. E, a provar questa veritade, prima me se poria dire : ma la Brenta vechia al presente ne va parte per la via del Brenton. Dico che lè la veritade, ma quella non è manza, col Filiasi, con l’Arduino e col Gennari, specialmente con l’Arduino e col Gennari (Temanza, op. cit.\ Filiasi, op. cit., voi. I capi VII!-XI, voi. II capo VII, Caii Punii Secundi, Hist. Nat. libri quos interpretatioue et notis illustravit Ioan Harduinus ecc. Parigi, Coustelier, 1723, to. I p. 173 - Gius. Gennari, op. cit.) E nel 1800, prendendo le mosse da questi due, il Lombardini ed il Gloria giungevano alla conclusione, che io credo non possa essere più infirmata, che cioè il Bacchiglione si chiamava Retrone e la Brenta Medoaco : Medoaco maggiore poi, il ramo di Mala-mocco ; Medoaco minore, quello di Portosecco prima e poscia di Brondolo ; che il nome di Brenta derivato forse dal tedesco printl o brint = fontana, ma forse anche preesistente ai tempi romani, cominciò a trionfare su quello di Medoaco dal sec. VII d. C. (Lombardini, L’Estuario Adriatico, passim ; Andr. Gloria, Studi iti-torno al corso dei fiumi). Questo assodarono il Lombardini ed il Gloria con i loro diligentissimi studi. E questo il celebre scrittore di geografia antica Enrico Nissen, nel primo volume del suo Italische Landeskunde tante volte citato, sanciva con la seguente impostante osservazione : « Livio conobbe un solo Medoaco e come padovano doveva essere bene informato. Se Plinio dunque nomina due Medoaci la spiegazione dei due rami è la più naturale : del resto confrontisi Po grande e Poatello, Adige e Adigetto » (Nissen, op. cit., voi. I p. 194), ai quali esempi se ne potrebbero aggiungere molti altri, come quelli di Sile e Siletto, di Piave e Piavicella ecc. Nessun contributo portava, (esso limitavasi soltanto ad un breve riassunto della lunga ed intricata questione) il non meno celebre illustratore della Tavola Peutingeriana, Ernesto Dejardins (La lable de Peutinger d’après l’originai conservé a Vienne par Ern. Dejardins, Paris, Hachétte, 1879, testo p. 87). Il nostro Cornaro non si occupò, inoltre, nemmeno del corso superiore e delle origini della Brenta, per le stesse ragioni, cioè sia perchè questa cosa non avesse interesse per il suo assunto, sia perchè la ignorasse. Non sarebbe da far molta meraviglia che la ignorasse, perchè lo stesso Marin Sanudo nel suo Itinerario confessa di aver imparato allora allora, in un dopo cena del 1493, conversando con alcuni patrizi in casa del pretore bassanese « che la Brenta veniva di la valle Sugana . . . et di uno lago». (M. Sanudo, op. cit., p. 112). 1 Nel sec. XII era un buon porto, le cui rendite andavano a beneficio della luminaria della cattedrale di Padova. Al porto di Noventa incominciava la navigazione diretta fra Padova e Venezia. Ancora il Piovego fra Padova e Strà non era stato scavato. (Gennari, op. cit., p. 48). L’ altra, indiretta, per Chioggia si faceva lungo il Bacchiglione (Ved. innanzi). 2 II territorio di Piove di Sacco. Esso fu detto anche Saccisica e Valle. Valle è chiamato in un documento del 1055, secondo il Gloria, non perchè fosse interamente vallivo, ma perchè situato nella parte più bassa del Padovano (Gloria, Codice Diplom. dal sec. sesto a tutto l’undicesimo p. LUI). 8 II codice ha: « andava a le Bebe al porto », invece la copia dell’ Archivio ha « andava a le Bebe et da le Bebe al porto ». Le Bebe (dalla famiglia romana Bebia ?) trovavasi al di là di Chioggia, proprio in faccia al porto di Brondolo. V’ ha chi crede fosse un’ isola ; il Beltemo invece, fondandosi sull’esistenza di boschi antichissimi, crede facesse parte del continente e che la pa-ludosità posteriore devasi attribuire alla lenta costipazione del suolo. Vi mettono capo, ancora oggidì, parecchie vie d’acqua, fra cui il Canale Carbonara cioè la fossa Carbonaria di Plinio e tre altre che portavano il nome di Bebe ; tutte allacciavano 1’ Adige con 1’ antica Brenta. La prima, che s’incontra rimontando l’Adige, è la Bebetta, la seconda è la Beba nuova e la terza la Beba vecchia. La Bebetta s’ incomincia a nominare soltanto dal sec. XV in giù ; della Beba nuova si parla in un doc. deli 137; nello stesso doc. si ricorda ripetutamente la Beba vecchia, eh’ era nel sec. XIII il naviglio di Lombardia. Nel frazionamento politico medioevale, la posizione diede ben presto al luogo importanza strategica. Il doge Deodato (742 - 755) vi costruiva, precisamente a non più di due km. e mezzo a sud-ovest di Brondolo, sulla destra della Brenta morta, ora scolo di acque nere, contro le incursioni longobardiche, una torre, di cui poi Venezia e Padova si disputarono il dominio accanitamente. (Vinc. Bellemo, Il territorio di Chioggia, Chioggia, Duse, 1893 p. 85 e seg., 236). 4 Anche il Sabellico, pur non pretendendo cieca fede per la sua congettura, lo fa derivare da Brenta : « Non absurda est visa conjectatio Brundulum existi-mare a recentioribus dictum, quod veteres Breiltulum dixissent : nomen a Brentone fluvio, ut manifeste ap-paret, ductum, sed id non ita tradimus, ut non liberam