SCRITTURA II 123 la dieta Brenta verso Venesia, la qual scorreva da le Bebe via, come ho dicto 1 ; e per tre testimoniance, over instrumenti chio trovo per la nostra Cancellaria in uno libro se chiama el primo di Pacti a c. 167 2; et etiam pur per dicto libro in carte 167 per i confini tra Chioza e le Bebe 3 ; etiam se può veder pur per dicto libro per certi in- più comodo e maggiore con il congiungimento Padova-Strà, eseguito sulle tracce d’un antico tronco della Brenta, quando questa passava per Padova. Dopo il taglio del 1142, a poco a poco la Brenta di Chioggia va impoverendosi d’acque, si atrofizza, si perde e rimane la sola Brenta di Venezia, cioè muore il ramo destro delle Bebe e rivive, con poco diversa direzione, il ramo sinistro. Come abbiamo detto, questo nuovo corso di sotto alla Mira, e precisamente ad Oriago, gettava le sue acque parte a sinistra verso il Bottenigo e parte nel fiume di Oriago verso Fusina. Quelle del Bottenigo dovettero costituire la massa maggiore, perchè spinsero molto innanzi i loro detriti verso S. Marta. Il braccio del Bottenigo dopo un certo tempo fu chiuso, nel 1191, forse dai Veneziani stessi, forse da Padovani e Veneziani di comune accordo, ma se con questa chiusura s’ arrestò l’interramento verso S. Marta, cominciò l’interramento verso Fusina, ed anche nella fuosa del porto di S. Nicolò, eh’ era il porto di Venezia, onde nel 1324 i Veneziani ripetevano qui il tentativo dei monaci di S. Ilario, conducendo, con un canale ed una forte arginatura, la Brenta a sfociare dalla bocca di Fusina in quelle di Volpego, di fronte a S. Marco di Lama, cioè verso il porto di Mala-mocco, di cui Venezia non faceva ancora uso (cominciò a valersene nel 1493; Zendrini, op. cit., voi. I, p, 131). Come abbiamo veduto nella Parte II di questa Scrittura, dopo un lungo periodo di incertezze sulla bontà dell’una e dell’altra foce rispetto al Porto di S. Nicolò, nel 1438 si veniva alla chiusura definitiva della bocca di Fusina e, verso la metà dello stesso secolo, al trasporto della foce ancora più in là di Lama, oltre Fossa Mala, proprio davanti al porto di Ma-lamocco, in Canal Mazor, (Medoacus-Maior) dove i frati ilariani avevano tentato di ricacciarla nel 1142. E finalmente, come vedremo nella Parte VI, accor* tisi che le diversioni eseguite fino allora erano troppo basse per ottenere i risultati che si ripromettevano (la laguna continuava a soffrire e per giunta ne soffriva anche il territorio finitimo per le rotte continue) l’anno 1507 si esegui la diversione da Dolo a Conche in Bacchigliene, che fu poi modificata nel 1540 portandola a Brondolo, e nel 1817 per merito del governo austriaco, quella di Strà dal Nostro antiveduta. Il Novissimo del 1610 ed il Canale di Mirano del 1612 furono scaricatori del Muson e dei suoi vicini. In forza di quelle due grandi diversioni, la Brenta oggi corre press’ a poco nelle antiche direzioni. (Te-manza, op. cit.; Gennari op, cit.; Filiasi, op. cit., voi, I e II, loc. cit,; Lombardini, L'Estuario Adriatico p.p. 23-33 ! Zendrini, op. cit. voi. 1 e II ; Va-cani, op. cit. passim ; Gloria, Studi hit. ai fiumi ecc. Cod. Diptom. cit. loc. cit. ; Bellemo, op. cit. pag. 122 e seg. ; Marzemin, op. cit. pa. I, e mie note inn.). Il Bellemo (op cit. p. 134) pensa diversamente dal Gloria (op. cit.) che la Brenta di Chioggia continuasse ad esistere ancora nel sec. XIV e cita a tal uopo il caso di Andrea Gradenigo, che, trovandosi nella sua villa di Paluello, fra Strà e Dolo, scese a Venezia per Chioggia, affine di recarvisi per essere incoronato doge. Ma la testimonianza non ha alcun valore, perchè molto spesso la Brenta di Fusina era interrata e si prendeva la via del Bacchiglione. Anche nel Quattrocento per tale ragione la via di comunicazione diretta fra Padova e Venezia veniva spesso interrotta. Maggior valore invece potrebbe presentare questo che si legge nel patto di pace fra Padovani e Veneziani, del 1312, quando la Brentella non era stata ancora scavata : Item Comune Padtie provideat, et or-dinet, quod lignamen possit conduci de partibus Bas-sani, et ab inde supra Brentam versus Clugiam, et mare, cum solito dado » (Verci, op. cit. to. V p. 163), ma anche in questo caso si può pensare che i Bassa-nesi avranno fatto il trasporto nel Bacchiglione, nei pressi di Padova. Comunque sia, contro il Bellemo ed a favore del Gloria, sta la verità, la quale chiara riluce nel Sigillo d’argento, che la Cancelleria della città di Padova usava, quand’ essa reggevasi ancora a Comune, cioè prima del 1300, e che noi abbiamo riprodotto. Onde, senza alcun dubbio, la sopravvivenza del nome Brenta, nel territorio di Chioggia per i secoli XIII e XIV non devesi riguardare come testimonianza del presente, ma soltanto come testimonianza del passato. 1 La data MCXXX è molto probabilmente un errore dell’ amanuense, sebbene si trovi anche nel codice Foscarini di Vienna. Infatti sembra che ciò avvenisse solo poco prima del 1144. Vedi innanzi. 2 Queste tre testimonianze o strumenti sono senza dubbio i tre trattati del ino. 1142, 1215 fra Veneziani e Padovani, eh’ egli riporta più innanzi ; perciò la carta deve avere il numero 167, che ha più oltre (in realtà essa, come vedremo a suo luogo, dovrebbe avere il i66l). Il nostro ms. ha ommesso il numero, quello dell’ Archivio ha il n. 7, evidentemente errato. 3 Ecco un tal documento. Esso è del 1153 : « In nomine domini Dei et salvatoris nostri Ihesu Christi. Anno Domini mill. cent, quinquagesimo tercio, mensis martii, indicione prima. In Clugia. Breviarium recor-dationis et testificationis. Testificor et in veruni testi-