SCRITTURA II 121 la Brenta, anci è el Bachion 1 che vien da Vicenza e capita a Padoa al Bassanello e lì se conzonze cum la Brentella, che vien da Limena. La qual Brentella i segnori da Charara la fece far, per meter aqua atorno Padoa, e cusì el castello de Limena, come se può veder per la scriptura che è in marmoro facta e messa in el dicto castello, per la qual se fa mention come del 1366 i dicti segnori fece far el dicto castello et Brentella et rosta da Limena 2. Sì che adonque quella non è la Brenta, ma el Bachion, che andava, per avanti, per la via del Brenton insieme cum la Brenta 3, che vien da Bassan. aliis de ca re conjecturam relinquamus » (Sabellico op. cit., to. 4, p. 272). Ma poiché il nome di Brondolo si trova in Plinio, una tale congettura incontra delle difficoltà. Bisognerebbe poter ammettere proprio che il nome Brinta esistesse come forma volgare accanto a quello di Medoaco anche ai tempi romani ; e ammesso pur ciò, come pensa il Gloria, resterebbe sempre il fatto, dallo stesso Gloria prospettato come sicuro, che la Brenta avrebbe trasportato il suo ramo destro a sfociare da Portosecco in Brondolo dopo i tempi di Plinio. Certo derivò da Brenta il nome Brintalum e Brindalum con cui nel Medio Evo Brondolo fu pure chiamato (Filiasi, op. cit., voi. II, p. 136 e Romanin, op. cit., voi. I p. 401. 1 Brentone (1’ antica Fossa Clodia) chiamavasi quella parte del Bacchiglione, che univasi a Bovolenta con l’acque provenienti da Este (l’antico Vigisono 1’ odierno canale di Bovolenta) : « Brentonem vocari partem illam Bachilionis, quae Athesinis aquis con-gressa...» (Sabellico, op. cit., loc. cit.). E perchè molti credevano che esso fosse 1’ alveo dell’ antica Brenta e che 1’ alveo del Bacchiglione fosse un altro (quello del Canale Bisatto), veniva detto anche Brenta vecchia : « El castello di Bovolenta è situato in su la ponta dove se scontra do fiumare, l’una di le qual è la Brenta vechia va a Padoa, 1’ altra è il fiume vien da Moncelexe. Dal qual castello indriedo quelle fiumare se conzonze in uno, et chiamasse Brenta vechia » (M. Sanudo, op. cit., p. 31). 2 Nel 1141.0 42 i Vicentini, trovandosi in guerra con i Padovani deviavano a Longare il Bacchiglione e lo conducevano giù verso Este, nel Frassine, per un canale, che durante qualche tempo fu chiamato Bacchiglione anch’ esso e poscia, per le sue tortuosità, Bisatto (anguilla). Dopo ciò, ogni qual volta fra i due staterelli si tornava alle armi, i Vicentini tornavano a chiudere il Bacchiglione a Longare e a privar dell’ acqua sua i Padovani ; ma nel 1314 alla consueta botta dell’ avversario si rispose da questi con lo scavare la Brentella di Limena, un vecchio alveo interrato della Brenta, con cui portarono 1’ acqua di questa nel letto del Bacchiglione al palude di Brusegana, compiendo così una importante opera idraulica e strategica insieme, perchè in tal modo col Bacchiglione la Brenta ed il Piovego, venivano a chiudere Padova come in un campo trincerato. » È notorio come sia generale opinione che una tale deviazione di parte della Brenta nel Bacchiglione trovisi ricordata da Dante nei versi 46 - 47 c. IX del Paradiso posti in bocca a Cunizza da Romano «... tosto fia che Padova al Palude cangerà 1’ acqua che Vicenza bagna » ma Antonio Belloni di recente (A. Belloni, Dante e Albertino Mussato in Giorn. stor. della Lett. Ital., voi. LXVII, 1916, p. 235 e seg.) ha sostenuto che così non è e che a quei versi devasi dare una diversa interpretazione. Secondo il Belloni, Dante con essi vuol ricordare non quella deviazione, ma la strage compiuta da Can Grande sull’ esercito padovano in quello stesso anno, sotto Vicenza. Lo Scaligero respinti i Padovani, che avevano assalita la città, e incalzatili nei pantani formati dalle acque del Bacchiglione fatte straripare dai Vicentini, ve li tagliò a pezzi, facendo arrossare col loro sangue le acque paludose. I Padovani erigevano a Limena un castello ed anche una rosta. Ma siccome questo canale, se giovava a Padova, assicurandole l’acqua e facendo girare molte ruote di molini, nuoceva ai campi circostanti con le sue piene, sia per la troppo larga bocca, sia per la mala costruzione del partitore, che separava 1’ acqua, Francesco di Carrara il vecchio, ancora sul principio del suo principato, guernì la bocca di Limena con una rosta o steccaia di travi infisse sui pilastri detti volgarmente colmelloni. La steccaia era sormontata dalla seguente scritta : « Ne grandis stagnaret aquis Brentella per agros Inferius, dum Brenta tumet, Bachilo nimis atque, Amni alti passus Brente obstat rosta tumenti, Sextus Carrigerum Franciscus quam struit heros » II Gennari, da cui tolsi l’epigrafe, vi pone in alto la data del 1370 (Gennari, op. cit., p. 85). 3 Da questa espressione del Cornaro, come dal-1’ altra adoperata più innanzi : « (La Brenta) a pocho a pocho abandonò el leto de le Bebe et tuta vene de qua in modo chel romase el Bachaion solo » parrebbe eh’ egli credesse che Bacchiglione e Brenta corressero insieme nello stesso alveo per tutto il tratto da Padova al mare, ma non è così, perchè in altro luogo dice che la Brenta « passava da No venta atraverso el Pio-vado » senza accennare nemmeno al Bacchiglione. Dunque egli allude qui solo alla riunione dei due filimi,