268 tri, alti 51. Essi rappresentano i sei trionfi del Petrarca, e sono di mano del Mantegna, il quale non si tenne sempre rigorosamente ai costumi del secolo xiv. Il Wastler non è pago di descrivere quei quadretti stupendi, ma entra nella loro tecnica, e dice che dai primissimi tempi le sei tavole appartennero alla famiglia Colloredo-Mels, e sempre si ritennero opera del Mantegna. Per dimostrare infine che questi quadri, come altri asserisce, non si »trovavano solamente in Mantova, donde vennero trasportati nel castello di Collo-redo, il dotto illustratore presenta un elenco cronologico dei luoghi ove esistono altre siffatte rappresentazioni di più trionfi, o di tutti, porgendo incise, a maggior conferma, due diverse riproduzioni dello stesso trionfo dell’Eternità, la prima nel castello di Colloredo, la seconda in rilievo d’avorio nel duomo di Graz. SST. Un quadro del Quaglia nella chiesa parrocchiale di S. Quirino di Udine. (Nell’appendice del Cittadino Italiano, 13 aprile 1879, n. 84) — Udine, tip. Jacob e Colmegna, 1879; in fol. di col. 6. (R. C.I.) Si dà notizia e descrizione di questo quadro attribuito al Quaglia che esisteva nell’oratorio soppresso, dedicato a S. Pietro apostolo, e fondato sul finire del 1600 presso il palazzo in via Gemona, appartenente già ai conti Polcenigo e Fanna e dal 1792, per aquisto, ai nob. Garzolini. Il quadro, dopo un diligente restauro, fu donato alla parrocchiale da G. B. Job. sss. Antico inginocchiatoio aquileiese illustrato da Alessandro de Claricini — Gorizia, tip. Seitz, 1879; in 4° di pag. 16, con due fotografie. (B. C. U.J Per descrivere questo inginocchiatoio e segnalarne i pregi tut-t’altro che insigni, l’autore si fa a compendiare la storia d’Aquileia dalla sua fondazione, occupando in ciò metà del suo lavoro, poi viene alla cappella dei Torriani nella basilica aquileiese, dove riposano i patriarchi della Torre e quell’Allegranzia Raude, madre del patriarca Gastone, alla quale, secondo il de Claricini, deve aver appartenuto l’inginocchiatoio, che risale cosi a non più tardi dei primi anni del secolo xiv. Il Kandler invece (V. n. 109) gli assegnò una data ben più recente, non dando valore agli stemmi che vi sono intagliati nè al carattere generale di quell’arnese.