4 Friuli. Fertilità e commercio rendono « quei contadi ricchissimi, habitatissimi, popolatissimi » e quindi utili e desiderabili ; e avendo molti feudatari, la república ne trarrebbe in copia milizie a piede e a cavallo, e bombardieri ; e mentre dalla Patria, pur tanto estesa, la república ricava 200 cavalli, 300 bombardieri, e 3mila fanti, compresi i 500 di Carnia, poco meno di altrettanto avrebbe annettendosi quel territorio. Poi parla della coltivazione del suolo, dei boschi, e a lungo delle strade, e della necessità di « porre alla patria del Friuli un confine nottabile, » ora aperto per tre vie dalla parte di levante. Questa relazione, di cui non si dice l’autore, ha tutto il carattere di un dispaccio segreto mandato da un luogotenente o da altri al Senato veneto, e crederei di riferirne la data a dopo la guerra gradiscana, cioè intorno al 1620 ; nè so perchè il trascrittore non abbia potuto darcele lui queste indicazioni. Principi e stabilimento del poter temporale dei patriarchi d’Aquileia, ragguaglio storico di Paolo Fistulario. (Nella Rivista friulana, 24 febbraio, 3,10, 17 marzo, n. Sali) — Udine, tip. Vendicarne, 1861; in fol. di col. 18. (B. C. U.) Trascritto dall’autografo dall’ab. Bianchi, questo ragguaglio segna passo passo gl’incrementi del potere temporale e poi sovrano dei patriarchi, cominciando dalla donazione di Pozzuoli che nel 921 Berengario fece al patriarca Federico. Si esamina il grande valore della famosa donazione di Ottone II al patriarca Rodoaldo, cosi pure quella di Ottone III a Giovanni, e, dopo l’inalzamento di Popone per opera di Arrigo II e di Corrado II, è spiegato come divenissero i patriarchi sovrani per avere nella lotta delle investiture aderito alle parti di Arrigo IV, il quale a Sigeardo e successori donò, con altrettanti diplomi, il principato e la contea del Friuli, la marca di Carniola e il contado d’Istria. Ciò spiega l’antagonismo che sempre durò tra Aquileia e Roma, tra i patriarchi e i papi, ambidue sovrani. s. Sulla peste ed altre malattie epidemiche che dominarono in Friuli nei secoli XVI e XV, frammenti di un saggio storico-medico del dott. Vincenzo Joppi. (Nella Rivista friulana, 8, 15 settembre, 20 ottobre e 1 dicembre, n. 36, 37, 42, 48) — Udine, tip. Vendrame, 1861; in fol. di col. 13. (B. C. U.) Prende le mosse l’autore dalla prima pestilenza che, recata in Friuli dai Romani reduci dalla guerra pontica, durò cinque anni