Cognatas urbes olim populosque propinquos Epiro, Hesperia, quibus idem Dardaruts auctor, Atque idem casus, unam [aciemus utramque Troiam animis: maneat nostros ea cura nepotes. Aen. Ili, 502-5. 1. - Ancora una volta, compiendosi i destini della nuova Italia con l’occupazione definitiva della « quinta sponda », dalla foce della Bojana nell’Adriatico a capo Stilo nel mare Ionio e con l’offerta della Corona albanese a Vittorio Emanuele III Re e Imperatore, si è avverato un vaticinio del poeta che il medio evo riguardò come mago ispirato e il Cristianesimo riconobbe profeta civile annunciatore dell’èra che stava per aprirsi con la nascita del Figlio della Vergine. E’ il vaticinio formulato da Enea, al momento di staccarsi da Eleno e Andromaca per dar le vele verso l’Italia. Lasciando « l’alta città » di Buthroto, cioè l’odierno albanese e bizantino Butrinto, che, secondo Virgilio, riproduceva a linee minori la distrutta Troia e ne tramandava il ricordo, il profugo troiano, che doveva fondare sui lidi del Lazio segnatigli dai fati una civiltà più splendida e duratura di quella sgretolatasi sotto gli assalti dei Greci, prometteva che Roma e Buthroto, fondate entrambi da discendenti dardanidi, accomunate dagli stessi casi, sarebbero 9