PIO BONDIOLI La proposta finì col trovare accoglienza fra le Potenze interessate a ricondurre la pace nei Balcani. Sin dalle prime sedute la Conferenza degli ambasciatori riunita a Londra esaminò la questione dei confini del nuovo Stato. Re Nicola aveva occupato le regioni di Gjacova e Ipek e si ostinava ancora intorno a Scutari che cadde solo nell'aprile del 1913; Re Pietro I teneva l’Albania fino al Semeni, il diadoco Costantino di Grecia, che s’era impadronito di Prevesa e Janina, nel gennaio 1913 faceva bombardare Valona e nella primavera si spingeva fino a Argirocastro e Coriza. Le discussioni furono assai lunghe e difficili; per oltre due mesi la Conferenza non potè prendere alcuna decisione. Per concludere si dovettero sacrificare alle aspirazioni serbe e montenegrine regioni e località abitate da albanesi, come Ipek, Gjacova, Prizren e Dibra, e abbandonare Janina alla Grecia; ma Scutari venne assegnata all’Albania. Re Nicola non si piegò e mantenne l’assedio; il 23 aprile Essad pascià si arrendeva al principe Danilo. Soltanto nel maggio il Montenegro, sotto la minaccia di un’azione italo-austriaca, si rassegnò ad abbandonare la città lungamente contesa. Il 30 maggio 1913 il sultano rinunciava ai territori europei oltre la linea Enos-Midia fra l’Egeo e il mar Nero e lasciava alla Russia, all’Austria-LInghe-ria, alla Francia, all’Italia e alla Gran Bretagna la cura di delimitare le frontiere dell’Albania e di definire le altre questioni. Con le decisioni di Londra e quelle successive di Bucarest e Costantinopoli, nasceva il piccolo Stato, ma non senza travaglio e minacce di essere immediatamente soffocato. Verso la metà d’ottobre la Serbia con la scusa di difendersi dalle incursioni di fuorusciti albanesi delle regioni dell'alto Drin Bianco, occu- 82