ALBANIA gio 1918, coi fanti del battaglione complementare della brigata Tanaro e le bande del gruppo Cordero, passava il ponte di Shiarova sull’alto Osum per attaccare le posizioni del Cerevoda. Incuranti della rara fucileria che partiva dalle vedette in ritirata sulla linea di difesa, gli uomini salivano in ordine sparso i costoni nella luce tersa e serena del mattino che sorgeva alle loro spalle. In testa avanzava il velo sottile dei « banditi » dal passo elastico, cercando di celarsi nell'intrico degli arbusti e delle quercie spinose. Allo sbucare su un valloncello con un dolce pendio di prato smaltato di verde tenero primaverile che poi risaliva verso le rocce ferrigne occupate dal nemico, li accolsero una rabbiosa raffica di mitragliatrici e il tiro preciso e incrociato di fucileria e artiglieria da montagna. In un attimo tutta la linea di difesa nemica entrava in azione concentrando sui costoni formicolanti di uomini un fuoco tambureggiante, cercando di arrestare l’avanzata. Le truppe attaccanti si stendono e s’aggrappano al terreno strisciando e sfruttandone le piccole accidentalità. Gli albanesi hanno ripiegato sui soldati e sparano in ginocchio. Tutti attendono l'ordine dell'ufficiale di scattare nell’intervallo tra una raffica e l’altra. Al nuovo balzo primi a cadere di schianto fulminati dalla mitraglia sono un albanese e un fante dalle mostrine bianco-nere: un mezzo giro sulla persona e piombano distesi nell’erba l’uno sull’altro quasi abbracciati. Altri morti, altri feriti in quei due giorni di combattimento feroce, senza una goccia d’acqua, sotto un sole d’acciaio, prima di giungere sulla cresta e vedere gli austro-bulgari fuggire con le bande comandate dal maggiore spalatino Leo von Ghilardi (diven- 17 2 - Pio Bondioli, Albania