PIO BONDIOLI Savoia e affratellandola all’Italia imperiale va anche considerata come un logico punto d’arrivo di premesse fondate sulla tradizione multisecolare dell’unione di vita e di attività dei due paesi. Ma è pure un punto di partenza e non si può disconoscere quel che rappresenta per il futuro la gravità delle predette obiezioni sull’incapacità del popolo albanese a ridursi a vita civile. Il Pernice, che pure non condivideva le conclusioni politiche di coloro che volevano un’Albania smembrata a profitto di greci, serbi e austriaci, ammetteva : « Certo, se per nazione si intende un popolo che ha la coscienza della sua unità etnica e storica, che nella successione del tempo sente l’immanente vincolo di solidarietà tra il passato e il futuro ed è pronto a sacrificare i suoi beni e la sua vita per trasmettere alle generazioni venture intatto o aumentato il patrimonio ricevuto dalle generazioni passate, il popolo albanese non costituisce una nazione ». Ma anche lui sosteneva che non vi potevano essere dubbi circa l’esistenza negli albanesi degli « elementi essenziali » della vis intima creatrix, come la chiamava il Vaina, per formare una entità nazionale. E giustamente avvertiva: « Nessun popolo è arrivato a costituirla se non attraverso una serie di esperimenti e di lotte e noi l’abbiamo visto per le nazioni balcaniche seguendo la loro evoluzione dalle origini a’ giorni nostri ». Noi abbiamo ferma convinzione che il piccolo popolo, rimasto in arretrato per cause quasi tutte estranee al suo carattere, sopratutto per l’invasione ottomana e la conseguente politica della famosa « questione d’Oriente », sia in grado di portarsi rapidamente, come hanno fatto gli altri balcanici, al livello della civiltà europea. Sono proprio le qualità caratteristi- 200