PIO BONDIOLI E' però evidente che questi quadri non si potevano formare senza l’introduzione del servizio militare obbligatorio, a cui istintivamente l'albanese è restio. La coscrizione, con l’articolo 171 della Costituzione, fu estesa a tutti i cittadini validi dai 19 ai 50 anni e concretata poi con la ferma di 18 mesi di servizio effettivo, dopo il quale il soldato passa alla riserva. L’atttuazione pratica ha richiesto tuttavia una applicazione graduale; ma è stata decisiva per l’evoluzione mentale delle nuove generazioni l’introduzione del sistema premilitare italiano con una milizia giovanile dai 17 ai 19 anni organizzata in un battaglione per ciascuna delle dieci prefetture, su due compagnie fucilieri e una mitraglieri; e, infine, con la Lega della gioventù albanese per i ragazzi dai 15 ai 17 anni, simile alla Gioventù italiana del Littorio, fatta conoscere anche direttamente con l’ospitalità di squadre albanesi al campo Dux di Roma. Gli ultimi residui dell'organizzazione feudale, sotto monture sgargianti d'oggi, si conservarono nella Guardia reale di Zogu (un battaglione), nella gendarmeria e nella guardia di frontiera, ove si è fatta sentire fino al 1935 l’influenza del consigliere privato del Re, il Ghilardi che abbiamo già visto alla testa delle bande austriache sul fronte albanese durante la guerra e fu promosso generale dal suo amico e collega di avventure. Questo spiega come le rivolte più recenti del regno di Zogu I siano avvenute nell’ambiente della gendarmeria. Tipica è stata la rivolta di Fieri. Il 14 agosto 1935 una banda di duecentocinquanta uomini, in gran parte gendarmi, capeggiata dal tenente della gendarmeria locale Husa Kruja e da Costa Cekeri ex presidente del Consiglio di Stato, già condannato per 160