CAPITOLO VI - LA POPOLAZIONE E IL COSTUME le leggende, come quelle del Tlmavo, che presuppone sempre la presenza ideale, se non reale, della città dominatrice : così le relazioni stesse con cui gli autori ce la riferiscono, fa centro e termine in Aquileia (1). Nè la leggenda di Antenore, risente poco gli influssi del grande porto Adriatico, almeno nella versioue di Virgilio (2). Non c’è dubbio che la letteratura dovette segnare qualche non ¡spregevole vanto in città così ricca di popolo e di intraprese, ma nulla o quasi ce n’è rimasto, chè poco meno che il nome è superstite di Ostio e del suo poema Aquileiese (3), e il collegamento di Gallo (4) con la città è tuttora problematico. Nè i pochi epigrammi tutti o quasi tardivi della necropoli, ci consentono di illustrare tendenze locali almeno in questa letteratura spicciola e comune ; essi invece ci permetterebbero, insieme con le molte altre iscrizioni superstiti, di avviare uno studio che resta ancora da fare intorno alla parlata locale, che gioverebbe assai nei confronti con altre parti d’Italia (5) e per la certezza che abbiamo che il latino, ancora in tardi tempi, si mescolasse nel contado con la lingua celtica o forse con la veneta anteriori ; ma solo dopo la revisione metodica di tutte le iscrizioni che il Brusin prepara per le Inscriptiones Italiae e la ripubblicazione, nella medesima serie, delle iscrizioni rivedute dell'Istria, di Trieste e di tutto il Friuli, che è pure bene avviata, si potrà, con sicuro fondamento, affrontare anche la questione linguistica. Ad illustrare infine la vita Aquileiese in quello che poteva avere di più caratteristico e singolare, possono valere alcuni episodi che se anche recano in sè elementi leggendari sono, come suole in questi casi, fondamentalmente adatti ad esprimere la realtà (1) Cfr. Roscher, Ausf. Lex. Myth. s. v. Timavus ; p. es. Justin, Epit. XXXII, 3, 15: Colchi sive metu regis sive taedio longae navigationis iuxta Aquileiam consedere. (2) Aeri. I, 246. (3) Vedi p. 26. (4) Vedi p. 285. (5) Già precedentemente ho richiamato l’attenzione sul fatto che ancora al tempo di Decimo Bruto il celtico era inteso nei dintorni di Aquileia : cfr. Colum., De re rustica VI, 24 ; il manipolo delle iscrizioni cristiane sarebbe fertilissimo di osservazioni fonetiche e lessicali e si potrebbe avviare uno studio simile a quello che il compianto Pesenti aveva iniziato per la Lombardia: Fonetica delle iscrizioni latine di Lombardia, il) Riv. Indo-Greco-Ital. V, 1921, 51 e seg. ; VII, 1923, 91 e seg. — 398 —