605 Dii ditto, di 21, da Barbascho, ricevute ut supra. Come liavia ricevuto nostre di 9 fin 12 di zugno per via di Roma, et di 18 con a visi di Co-roii e sumarii di Costantinopoli. Scrive, le Corte si principiò in Monzon alli 19, anderano molto ad longum, Voriano servir questa Maestà ma hanno debili assai da quelli comprorono le Corte passale; poi questo raccolto è slà cativo, a pena si Irarà la semenza, poi la peste et malalie inusitate, et infinite fameglie in questi regni sono consumpte el anichilale. Si paga il danaro per ragion di foco, e il foco è una caxa granda o picola che sia, et il regno di Valenza è a pegior condilion di altri, et è debitor di altri servilii a questa Maestà, e per la tansa fu posta al tempo di la rebellion di le comunità tutto è ubligà et impegnà. Et queste Corte si paga (re gradi, militar, ecclesiastico e citadinesco, e lo ecclesiastico dovendo per la bolla pagar la mila, li frati non potrano pagar questo, ne Io voleno pagar, hanno uno inslrumento che li fece Cesare con iuramenli ne l’altra Corte non ponerli più gravezza alcuna, tamen pagerano 197 ogni cosa, si lien, con habilità di tempo con questo che si fazi l’anno che vien l’impresa di Algier el contra Barbarosa che depredano queste marine et il paese vien destrutto. La serenissima imperatrice dovea partir ieri di Barzelona et star in Monserat alcuni giorni per voli falli per la sua egritudine, poi venir in Monzon ; sla bene ; el parlando con il comendador maggior di Leon mi disse el mal di Soa Maestà è stalo disperato da li medici, el Cesare havia dillo di sua boca mai haver sentilo il maggior affanno, non si partiva dal lelo di l’imperatrice, stava 3 et 4 hore continue con il venlolo in man a servirla, non si spogliando, nè dì né notte mai quasi dormendo, et lui li aricordò il confessarsi el ordinar li fati soi. La città li ha dimonstrato gran benivolenlia, grandi e picoli dì e notte andavano in processione cantando lelanìe; fino l’am-bassator di Tremissem con li soi mori seguiva li altri rispondendo ora prò ea. Essa città di Barzelona ha auto spesa grande et per capitoli é obli-gali pagar li medici e medicine e tulle altre spexe al re, sichè è slà ben satisfatti. Soa Maestà avanti il suo partir di Barzelona per venir qui, fece cavalieri li quatro oratori di Coron, vestitili di seda et donalo una cadena d’ oro per uno, et hora li ha mandalo a donar ducati 1000 et se ne ritornino. Scrive già alcuni giorni appare qui una co-mela de prima sera, non molto grande, con la coda verso Oriente ; li effecli si sente già, calidilà insù- 606 portabile, questi dii paese affirmano che zà 20 anni non è stà la maggior. Parlai col comendador maior di Leon per la (rata di le 20 milia salme di formento; disse esser stata pessima annata, et d’ A-ragon et Cathalogna dimandano Irate di Sicilia, poi bisogna formenti per l’nr biscoti per la sua armata, pur spera di servirne; li ho mandato il memoria!. Di le cose dii stato di Monferà, ancora non è l’stà expedila la publicalion, I’ homo di Leva zonse qui zà molti zorni, ne aspella altro che haverla, e partirsi. Dii ditto, da Monzon, di 25, ricevute ut supra. Come havia ricevuto nostre di 26 zugno con sumarii e di la querella fatta per don Lopes de Soria zerca le nave di questa Maestà licenliate al Zante e la iuslification di questo, et parlando con questi signori dicono che quello disse don Lopes non è stà di ordine di questa Maestà. Parlai a Cesare zerca la lettera fatta al Serenissimo suo fratello, ringraliandola ; rispose li piaceva mollo le differenlie (ulte fosseno Ridicale. Poi iustificai la cosa di le do sue nave e nel pericolo le stava stando al Zanle, et che la galia di Christoforin Do-ria che fu a Coron era slà acharezala. Soa Maestà disse « bisogna la Signoria dagi parole al Turco e fatti a me ». Li dissi la Signoria desiderava ogni prosperità di Soa Maestà per ben di la chrislianilà, sichè restò satisfato ben et fè boca di rider e disse « scrivè a la Signoria dia parole al Turco el fatti a me. » Li dimandai poi come stava la serenissima imperatrice ; disse, assai bene, la febre l’ha lassata e resta un poco di fluxo, presto sarà guarita. Li comunicai quel si dicea dii mandar il reverendissimo Medici in Franza, et monsignor di Granvilla disse non è vero il Doria non voi galìe di Franza, ha-verno il suo partir di Zenoa alli 11 di questo le navi, e fanti adì 15 e don Alvaro dovea partir di Malia alli 20 per andar a unirsi con lui. Poi parlando con dillo di Granvilla zerca lo aboca-menlo disse non si traltarà cose de importanlia li et forse si parlirano il papa e il re di Franza con menor amor di quello era innanzi esso convenlo. Scrive mandar la resolution dii Stalo di Monferà, qual prima si bave per via de Milan. Vien parlalo in questa corte il marchese di Saluzo nè il duca di Savoia in quel stalo non hanno ragion alcuna. Il duca di Milan haverà li soi tre castelli : Feli-ciano, Lecassier et Recanda. Il duca di Mantoa cerio non ha da far in la mità di quel stato e in l’altra milà la cosa è dubiosa. Si dice Cesare maritava sua neza primogenita fia dii re di Dazia nel MDXXXIII, LUGLIO.