— 22 — Giovanni Lorenzo Regini da Feltre, cioè Johannes Laurentius Reginus Feltrensis cancelliere dal 1449 al 1460, è comunemente noto come discreto poeta e della sua arte poetica ci sono rimasti vari saggi '). Sono per lo più artificiosi sonetti latini e italiani (composti circa tra il 1453 ed il 1469) diretti a vari suoi amici ragusei e dettati da classiche reminiscenze o ispirati ad una evidente imitazione petrarchesca. Da molti componimenti latini e italiani dedicati a Niccolò de Resti, patrizio raguseo, risulta che pur questi coltivava la poesia. E non da solo ! Chè dalle rime di Lorenzo appaiono poeti anche Volcio Bobali, Francesco Benessa ed altri. Di Volcio Bobali — col quale il cancelliere deve essere stato abbastanza in confidenza, come risulta dal piccante sonetto « altera die qua duxit uxorem » — una quartina del Regini ricorda : « I creti esser nel megio le faville del figliol di latona, in una erbeta per lauro et edra in grande odor constreta quando vidi tua rima alta e gentile ». Col Benessa il poeta nostro scherza spesso e si compiace di bisticci «bene esso, bene essa » ecc. non che di convenzionali e noiosi acrostici. In generale la sua poesia, sia essa composta a Ragusa o più tardi in Italia, è tutta un artifizio petrarchesco e risente la mania degli imitatori pedestri. E quanto e come dirà questo suo sonetto : / torno in parte al mio usitato stillo anticho già: ma adesso un novo strale trovandomi senza armi stancho e frale ha molto di mia vita oppresso il fillo. Ora tristo mi trovo, ora tranquillo, ora l me par che 7 mio vigor si cale ora mi penso andar al cielo senza ale : ora i me lodo: ed ora me desvillo. *) M. Resetarl « Pjesme Ivana Lovra Regina, dubrovackoga kancelara, XV v.», Grada , v. Ili, 1901. — Il Regini è stato studiato anche dal Segarizzi in «Un poeta feltrino del sec. XV ».