— 29 — ricca gerarchia e 1’ ampia sua giurisdizione le assicurano valida influenza nella vita dello stato e le facilitano il compito culturale. Divisa in più parti, trasformata in diversi aspetti e curata da vari fattori, 1’ opera sua è concretata per la massima parte nell’attività di Italiani che, pur indossando e rispettando l’abito talare, concorrono al servizio dello stato e della pubblica vita in qualità di maestri, rettori, coadiutori, ripetitori, notali e cancellieri persino. Non è perciò possibile sintetizzare l’operosità loro in un quadro « ecclesiasticamente » organico senza incorrere in superflui e dannosi smembramenti di visioni già prima fissate o almeno senza evitare la noia di ripetere ciò che è stato 'già detto, forse con l’attenuante di qualche lieve ritocco in un’ eventuale nuova distribuzione. 11 contributo che p. es. i cancellieri italiani offrono alla organizzazione della cancelleria ragusea resta sempre lo stesso, siano essi laici o ecclesiastici! E per la storia delle relazioni culturali tra Ragusa e l’Italia è egualmente normativo tanto un maestro ecclesiastico, quanto quello al secolo ! Meritano soltanto speciale menzione quegli ecclesiastici che, indipendentemente dalle attribuzioni già elencate, svolsero attività lodevole a fini culturali. Tale è «frater Marianus de Senis ord. min.» che nel 1457 arringa le masse a Ragusa e si vanta d’essere « annunciato!' cruciate » ; tale è fra Tommaso da Ossero che nel 1515 viene dallTtalia (Ancona), dove è carissimo a Leone X, e a Ragusa « con le predicazioni fa molto frutto » ; tali sono alcuni padri Osservanti che nel 1528 vengono mandati da Bologna a riformare la congregazione Melitense;). Ma chi potrebbe, data la scarsità di fonti e notizie, enumerar qui ad uno ad uno tutti quegl’ Italiani, special-mente Fiorentini e Toscani, che sotto l’abito di Benedettini, di Francescani e di Domenicani prima del 1500 avevano già frequentato il pergamo della cattedrale, o letto teologia nei diversi conventi di Ragusa? Si potrebbero forse menzionare gli arcivescovi ragusei — tutti d’Italia, per legge di Stato! — che probabilmente saranno stati tra i più elevati esponenti della cultura ; ma 1) Gelcich-Thalloczy « Diplomatarium >•, 594, 597; S. Razzi l Storia di Raugia (ed. Gelcich), p. 119, 123. Per dare un esempio di com’erano composti i monasteri a Ragusa si prenda in considerazione il personale del convento di Lacroma : abati Nie. de Saracha (Rag.) 1497, Benedictus de Sarazanu Januensis 1503-04, Paulus de Mediolano, Leonardus de Pontremulis 1514, Lucas de Vercellis 1519, Johannes de Arbis 1522, Honoratus de Castiliono Mantue 1549, Julius de Mantua 1550. E nel 1514 era composto così: l’abbate da Pontremoli, il priore da Genova, il decano da Zara, 4 monaci da Ragusa, 2 da Vicenza, 1 dalle Calabrie e Sicilia (cfr. Jirecek'. in Ark. f. SI. Phil. », XXI, 465).