VITI AUTOBIOGRAFIA DI L. F. MARSIGLI e i criteri usati nelle edizioni moderne, si è intanto liberato il testo dalle correzioni del Fantuzzi e sopratutto da quelle, per lo più inutili o spropositate, dell’ineffabile Zanotti, che sostituiva a ‘estate’ ‘state’, a ‘cavalieri’¡‘cavaglieri’, ad ‘estorquere danaro’ ‘succiar dalle borse altrui danaro’, e cose simili. Si è messa poi ogni attenzione a sistemare 1’ ortografia e la punteggiatura, in modo che nel leggere e nell’ intendere s’abbiano a incontrare meno intoppi ed incomodi ; sicché il lettore si trovi, grazie a questo nostro studio in uno stato analogo a chi, stando ad ascoltare persona di cattiva pronunzia che dica però cose molto interessanti, dopo poco dimentica e non avverte più quel molesto difetto. Se questo paresse arbitrio soverchio, si immagini per poco che bel gusto sarebbe imbattersi ogni due righe in qualcuna delle voci più comuni scritte alla diavola come queste che colgo dallo squarcio autografo della biografìa : avvere, sappere, veddere, pottere, opperà, giovvenile, uttile, nomme, statto e fuorssi. Soltanto la grafia dei nomi propri, che, per quanto varia, poche volte per quei tempi può giudicarsi erronea, si è sempre lasciata stare quale era nel manoscritto, raggruppandoli in fine dell’ indice, dove saranno inoltre identificati, per comodità degli studiosi, luoghi e persone il meglio che si è potuto, data la scarsità del tempo e sopratutto dei libri adatti. Non modificata adunque la sintassi, nè scambiata parola, la prosa del Marsigli non parrà tuttavia quella detestabile cosa che si va figurando ; anzi desterà qualche meraviglia che essa ritenga così poco del gergo militaresco fortemente intriso di vocaboli tedeschi, francesi e latini, in grand’ uso nelle lettere anche di alti personaggi suoi compagni d’ arme. Confessa spesso di non saper scrivere ; ha però lasciate qui delle pagine veramente pregevoli per schiettezza di stile e per rapida efficacia rappresentativa, specie dove incalzato dal sentimento si esprime con maggiore immediatezza, e allora par proprio di sentirlo parlare quell’ uomo tutto fuoco e passione. Un bel saggio, e genuino, ce 1’ offre la relazione dei colloqui avuti col suo benamato pontefice Clemente XI allo scopo, tra 1’ altro, di far promuovere il vicelegato di Bologna, monsignor Erba, nipote di Innocenzo XI, alla porpora cardinalizia. E qui si ha sola la scrittura del generale, senza che vi abbia messo la mano nessun caritatevole correttore. Fosse stato così anche per tutto il resto ! Ma eccettuate queste ultime poche pagine, tutta la vita, dalla nascita fino alla data 4 agosto 1705, fu scritta da altro, che vi