PAKTE QUARTA 199 dermi dal comando del mio reggimento; e fu perchè spedite da me alcune mila fiorini a Seghedino, esistendo l’armata turca in campagna a fronte della cesarea, di Vienna ordinai che la medesima cassa spedita si tenesse alla guardia delle bandiere e che al mio arrivo si sarebbero fatti li conti e ripartito l’istesso denaro. Il tenente colonnello, appoggiato dal conte Guido di Storemberg e dal presidente, prese motivo di fare un lamento nuovo, dicendo che agivo contro degli ordini e reprimenda prima avuta per la cassa; subornando gli uffiziali fece nuovi strepiti, per li quali il presidente senza dirmi nemmeno una parola mandò un ordine al principe Eugenio, comandante dell’esercito, che fossi sospeso nel militare ed economico dal comando del reggimento, e che tutto fosse lasciato al tenente colonnello, ordinando che il conte Guido istesso presidesse ad una inquisizione di quanto dovevo al reggimento. E quella sustituì alcuni generali ed uffiziali, me assente, e dopo levate tutte le scritture; e senza che veruno vi fosse che parlasse per me, fecero una inquisizione, per la quale mi costituivano debitore di 8.000 reali. Sicché in una istessa posta dall’esercito, fui avvisato dal principe Eugenio, che mi aveva dovuto in conformità dell’ordine del consiglio di guerra sospendere, ed ebbi avviso dell’addossatomi debito, che il presidente di guerra riferì all’imperadore, come un trionfo per discreditarmi. Questo modo glandestino d’agire m’obbligò di andare all’imperadore con riverenti e positive doglianze. Il conte Kinski ben conobbe che questo inusitato procedere si faceva contro di me a di lui riguardo, e se ne dolse anche con sua maestà cesarea; da che venne, che non andai in campagna, perdetti l’occasione della battaglia di Senta. L’imperadore conosceva il torto: mi lasciava stentare sino al marzo dell’anno 1698, nel quale poi di suo pugno fece un decreto che mai in avvenire il consiglio di guerra dovesse e potesse più sospendere un colonnello senza sua saputa. Anno 1698. Eipigliai il comando del reggimento, che era tutto in disor dine, dal governo ne assentai il tenente colonnello che per