PARTE SECONDA 85 Ma io sorridendo mi presi gusto di porli più in apprensione, e maggiormente quando ci fu negato il ritorno al campo e fossimo arrestati senza provvisione de’ viveri. Ci mandò dopo il pascià in una piccola casa vicina, con guardie; e, venuta la notte, mandò a chiamar me solo, giacché sapeva che parlavo alquanto turco. Li miei compagni, temendo di qualche torto che potesse farmisi, riposero al mio arbitrio l’andarvi. Io però, di nulla dubitando, mi portai con un solo giannizzero alla sua casa. Ed entratovi appena, fece chiudermi dietro la porta della camera in cui egli stava: restando ambedue noi soli con un suo paggio, anche turco. Indi mi disse la fatta rodomontata nel divano era stata per coprir la sua intenzione, e che perciò anche in quell’istessa notte avessi fatto sapere al mio generale ch’egli era pronto a far la nuova capi-tulazione, purché la sua gente e robe fussero restate sicure, ed avesse avuti carri per condurle insino a Temeswar. Mi domandò poi della caduta campagna, e li raccontai la battaglia d’Arsan e la ribellione dell’esercito ottomano, seguita a Peter Waradino, con tutte le circostanze che l’accompagnarono. Presomi quindi affetto, volle che il generale ivi mi lasciasse per ostaggio, insinattanto che fosse uscito libero della piazza, dentro di cui mi consegnò l’artiglieria e la munizione da guerra, mostrandomi che, per vivere un sol giorno, neanche avea un sol grano di miglio, facendomi così conoscere la sua costanza, ridottasi a trionfar degli estremi della miseria. Dopo di aver fatto partire la sua moglie in una carrozza coperta, mi disse nella sua camera: «Ecco, ch’esco di una fortezza sì grande, che fu da noi con un torrente di sangue e con un poderosissimo esercito espugnata e che voi ricuperate senza una stilla di sudore e con un pugno di gente. Iddio però sia quello che vi liberi da questa sfortuna che io patisco ». Uscimmo poi a cavallo dalla piazza, precedendo le sue bandiere spiegate ed i suoi timpani battenti; ed entrato nelle nostre milizie, in-controssi col generale, a cui con un complimento diede le chiavi. Indi portossi ad un squisito pranso preparatoli, dopo di cui, e de’ vicendevoli regali, continuò col suo bagaglio il