PAKTE SECONDA 53 poi nel campo affamato. Il che gli animò a secondar nel giorno seguente la mercanzia, ma non senza pericolo della loro vita e della mia; perchè, fattosi un strepitoso allarmi da’ turchi (a causa che l’esercito cristiano era giunto a Rab), la maggior parte di essi preparatasi alla fuga, il gran vesir ordinò a gente sceltissima, che tagliasse a pezzi tutti li schiavi, col guadagno delle loro spoglie; onde alcuni vennero sopra di noi con le scimitarre nude, per eseguir anche l’ordine contra la mia persona. Ma l’Omerspei seppe tanto efficacemente raccomandarsi, che il danno si ridusse solamente alla perdita del suo miglior cavallo: disgrazia che cadde ancora sovra di me; mentre, se il mio padrone dovea marciare a piede, come dovevo viaggiar io, ch’ero suo schiavo? Il terzo giorno si fece la marcia verso Buda, e camminando io a piedi nudi per una gran pianura, priva d’ogni sorta di acqua, soffrii sete così ardente, che mi rese odiosa l’istessa vita. Guadagnatasi alfine la gran selva ch’è fra Strigonia e Buda, si accompagnarono li miei padroni con alcuni turchi loro amici e, con questi discorrendo, allentarono un poco la marcia e restarono alquanto addietro, con lo motivo preciso di non farmi morir di strapazzo in un precipitoso cammino. In Buda, e propriamente nella città bassa, ricevessimo quartiere in casa d’un cristiano, amico del mio padrone ; che in quel tempo facendo le vendemmie, continuamente mi davano le sue donne uva da mangiare e mosto da bere. Ivi ancora nel medesimo tempo celebrarono i turchi il loro bairamo, o sia pasqua, con lo sbaro de’ cannoni della piazza. Passata questa festività, si accompagnarono li miei padroni con alcuni altri turchi e, pagato qualche danaio per il viglietto di passo, presero la strada di ritorno verso le loro case nella Bosnia. Usciti della città, dopo il viaggio di un giorno ci accampassimo sotto quattro noci; ed in quel sito ebbi comodità di osservare il campo di Buda e la di lei situazione, formandone con foglie di erba sulla carta alcuni segni, con intenzione di darne notizia per l’assedio della medesima, come in effetto sùbito che fui liberato la diedi al duca di Lorena in una relazione,