PARTE SECONDA 107 famiglia Tekly ed in conseguenza per la nota ribellione caduti al fisco, era in poter di cesare il sostituirvi un successore. Ma, perchè non aveano più titolo che di supremo conte dell’Ungaria ed altri privati compossessori compativa, non mi parve conveniente il discorrerne, come don Livio medesimo approvò, nella relazione che gliene feci. Essendosi però dilatati li confini di cesare con la caduta di Belgrado, si svegliò la speranza che, siccome alFimperadore si era dato maggior campo di rimostrarsi grato alla casa Odeskalki soddisfacendo al desiderio di don Livio, così questi sarebbe restato esaudito nel conseguimento di quanto bramava. Su questo tennesi una conferenza tra il Cardinal Oolonitz, il padre Edera gesuita e me; e, ventilandosi non meno li paesi al di là dal Savo, che fra il Savo e Dravo, mi sovvenne il ducato del Sirmio, situato fra li tre gran fiumi Danubio, Savo e Dravo, famoso nell’ antiche storie, per le delizie ch’ancor oggi conserva, e di gran nome altresì, per essere stato principato ereditario de’ più congiunti delli re d’Ungaria ed ultimamente un cambio di quella Servia, che le reliquie de' despoti fecero all’Ungaria medesima, acciocché con le proprie forze avesse mantenuta Semendria e Belgrado. L’amenità dunque ed il decoroso titolo persuasero don Livio ed i suoi delegati a farne la richiesta a cesare; il quale però non volle cosa alcuna risolvere, prima ch’io avessi riconosciuta l’estensione e l’importanza di sì gran ducato. Datami questa cura, risposi che non dovea usarsi meco questa confidenza, mentr’io ero commessario dell’Odeskalki, o che almeno dovea essermi assegnato un compagno. Ma trovando l’imperatore ed il suo ministero meco superflua ogni cautela, mi confermò gli ordini. Sicché solo e con ogni segretezza passato a far quella ricognizione, la feci, contra tutto il rigore dell’inverno; e fu anche a don Livio spedita. (Ricognizione del ducato del Sirmio). Li conti Kinski e Stratman, che stavano occupati all’in-eamminamento della pace colla Porta e che più volte aveano meco discorso per un progetto di confine che fosse stato conveniente alla conquista di Belgrado o all’altre che si fossero