PARTE SECONDA 113 zar l’esercito tutto in una volta, insieme -con i carri de’ ponti, ch’avrei attesi sopra d’un certo cimitero di Crebovatz, sullo spuntar del giorno. Giunta a sua altezza questa mia lettera, ragunò subito il consiglio di guerra, anche che fosse notte; ed ogniuno risolvette di fidar quest’ultimo tentativo alla mia relazione. Anzi precedendo in posta l’istesso principe a quel cimitero in cui ero, mi condusse seco alla vista di quel sito, che approvò come opportuno ad operazione sì rilevante e conobbe che, quando l’artiglieria fossesi una volta su quella pietra innalzata, mai il nemico avrebbe potuto impedir la fabbrica del ponte. Marciarono insino alla notte i carri de’ ponti, accompagnati con tutti li cannoni necessari da 5.000 fanti, li di cui uffiziali avean ordine d’operar tutto quello che da me imposto li fosse stato. Prima dunque fu fatta la piazza per 10 pezzi di artiglieria, che fu subito sopra di essa collocata in necessaria positura. Le barche furono con le àncore gettate nel fiume e collegate con travi, avendo promesso agli artefici 1.000 talleri di donativo per riconoscimento della loro buona opera. Spuntata 1’ alba, trovossi già pronto il cannone a fare quel gran fuoco che dovea, e tanto avanzato il ponte che alle nove ore della mattina videsi terminato. Per il che, fatta subito passar la fanteria, mi commesse sua altezza (dopo d’avermi ringraziato in faccia di tutto l’esercito) il farla trincierare alla bocca di detto ponte, giacché nel punto stesso li tartari attaccavano la nostra retroguardia; contra de’ quali essendosi mosso l’istesso principe con i generali Veterani e Piccolomini, totalmente li ruppe. Sorpreso il seraschiere nel veder passata la nostra fanteria ed anche trincierata, mandò vari distaccamenti che furono ributtati. Tenutosi poi la notte il consiglio di guerra, fu risoluto che la cavalleria, restata nell’altra parte, sullo spuntar del giorno dovesse unirsi con la fanteria e senza perder tempo investirli nemico, che di là da una gran selva in un aperto campo erasi posto. Dileguatasi poi una folta nebbia ch’avea impedito il poterci 1’ un dall’ altro distinguere, la turca cavalleria, secon- 8