16 autobiografia di l. f. marsigli ivi risiedè per la sua serenissima repubblica, m’introdusse alla sua grazia ed a quella delle sue dame. E non così subito ebbi strada di rendere i mei ossequi alla figliuola, che ella stessa mi costituì suo maestro di lingua italiana e fece se stessa mia maestra della lingua francese : favore che non solo non ricusai, ma coltivai ancora colla permissione del suo padre e madre. Seguì frattanto lo sborso di parte di quel danaio preteso dal Cussàin e si restituì, benché per poco tempo, il sospeso com-merzio de’ baili colla Porta. Questo accomodamento tanto ci fu motivo d’allegrezza, quanto di melanconia la partita della nave suddetta francese colla maggior parte di quei cavalieri e vecchio ambasciadore, con sentimento ancora di quelle dame. Seguì dopo successivamente la pubblica entrata, a Pera di Costantinopoli, del nuovo bailo, con tutta quella pompa, sì dalla parte del propio seguito come de’ turchi, che si conveniva al personaggio che rappresentava. Si chiuse una sì bella azione con un banchetto, qualificato dall’intervento di tutti i ministri de’ principi cristiani allora ivi esistenti e da musiche, balli e commedia fatta da alcuni comici d’ogni nazione, fuorché turca ; i quali rappresentarono nella resa di Candia veneti e musulmani, con un disprezzo così abbominevole, che provocavano piuttosto sdegno che piacere. Preparavasi dopo questo all’imbarco per Venezia il procu-rator Morosiui, quando un nuovo e strano accidente, sortito dalla perfidia de’ ministri turchi, non solo servì a lui di remora, ma anche pose in prossimo pericolo la repubblica di Venezia, o di soffrir violato il sacrosanto carattere d’ambasciadore, o di romper quella pace, che in quel tempo tanto anelava. Molti miserabili schiavi, sollecitati dall’insopportabile servitù a procurarsi la libertà, si rifugiarono su piccole barche, di notte, alle due navi venete; dal di cui ammiraglio e milizie, la maggior parte alemanne, avanzate nella guerra di Candia, furono compassionevolmente accettati. Saputosi quest’asilo da’ loro padroni, ne portarono più doglianze al gran visir, con assicurarlo che, se avesse mandato a visitar quei legni, ve ne avrebbe ritrovato a centinaia. Aprì l’orecchio il visir e tantosto inviò un suo agà con più chiaussi alla casa del bailo Civrani. Giunti