PARTE SECONDA 61 il mio arrivo colà. E giunto questo doganiere a Serraglio di Bosnia, esagerò il male che i turchi aveano fatto in lasciare in libertà la mia persona, poiché il re di Polonia, di cui ero con-gionto, per liberarmi avrebbe fatta la pace con la Porta. Perciò l’Omerspei con tutta la sua famiglia a Livne fu condotto prigione, perdendo non solamente la somma ricevuta per il mio riscatto, ma anche molto della sua povertà, prima di poter essere assoluto. Terminata la pasqua in casa del Mozato ed ottenuta la mia fede di sanità dal conte di quella città, della famiglia Priuli, fratello della moglie del baron Tassi, ambedue miei vecchi amici, presi la strada di Zara, metropoli della Dalmazia, dove trovai generale Lorenzo Donato. Il quale con molta cortesia mi ricevette e mi fece un costituto strettissimo dello stato di quella frontiera turca, in cui ero io stato, e lo fece soscrivere dal suo segretario; indi mi diede una fusta o galeotta armata, acciocché con maggior prestezza mi fussi potuto rendere a Venezia, come feci dopo d’una navigazione di quattro giorni. In Venezia fui condotto al magistrato della sanità, che con pienezza di voti mi diede la pratica e gli amplessi di congratulazione per la mia libertà. E giugnendo il mio benefattore Pietro Civrani, con sommes-sione da tìglio lo ringraziai, ed egli con tenerezza da padre ab-bracciommi ed in gondola mi condusse alla sua casa; dove già era preparato letto e medico, che fu Giacomo Grandi. Il quale, conosciutomi nel pericolo dell’idropisia, mi curò per tre settimane; nel di cui termine, avendomi resa la salute, potei con maggior allegrezza goder le visite degli amici, che furono molte, e gradire il giubilo della mia patria e de’ miei parenti. Di là diedi parte a sua maestà cesarea della mia liberazione e della prontezza di rendermi al suo servigio, sùbito che mi fossi perfettamente ristabilito nella salute. L’atto medesimo esercitai col duca di Lorena, a cui trasmisi la relazione delle mie osservazioni sopra Buda e ponte d’Oessek. Indi visitai molti amici e senatori grandi, e particolarmente Lorenzo Soranzo, savio grande; sotto la di cui settimana essendo stata fatta la spedizione a tutti li principi della cristia-