181 più di là che di qua della scena. Il bel mondo, distratto fra l’anno e diviso, si dà qwivi, quasi in propria dimora, la posta; e la Fenice è ancora il pia gentile e il più comodo de’ritrovi. Quest’anno la solennità fa ancora maggior dell’usato. In onore dell’ospite augusto che ci visitava (1), il teatro fra splendidamente illuminato; a magnificenza s’aggiunse magnificenza e mai non fu vista piìi suntuosa comparsa, più gentil apparato, assemblea più eletta e fiorita. Le logge sfavillavan di gemme. Ma lo straordinario apparecchio tolse più che non giovasse alla rappresentazione. L’animo, distolto da tanti e sì vaghi soggetti di contemplazione, non pose se non leggiera la mente a quanto operava la scena, ne nulla ci si vide o s’udì, che valesse a cattivarla o sorprendere. La seconda sera si porse maggior l’attenzione, ma l’effetto, ci duole il dirlo, non fu gran fatto diverso ; si camminò per perduto. Il Solerà trasse l’argomento della sua Giovanna dalla famosa tragedia romantica del- lo Schiller, facendo, come si dice, d’una trave un nottolino. Di tutto quello splendido mondo, (1 ) L’imperatore di Russia.