z^z DellaHiftoriadi Corfù. neti fi moueano più pe'l loro, che per proprio intereffo : che il iòggiacere à città libera non era perder la libertà: che il chiamare Venetia era vn godere la patria, e lafciare ad altri'lfaftidio di difenderla nelle occorrenze: echein fomma bella cofa douea ftitnarfi non perdere priuilcgio alcuno (il che prometteua à nome del Tuo Principe ) e ac-quiftare la prerogatiua dell'altrui formidabil potenza,, Doppo di hauer parlato vfcì dall’adunanza il Miani, e fi cominciarono da’ Configlieri Corfioti à efaminare le fue ragioni, le quali approuateper validiifime, fùper ordine di vno de’Giudici,che reggeuanoil Commune,paflato il buflòlo attorno, e con pienezza di voti fi conchiufcdi dare Corfù a’Venetiani, con quefto, che reftaflèro nel lo* ro vigore glipriuilegi, concerti da’ loro antichi Signori Greci, e poi da'Re Carlo Primo, e Secondo, da’ due Filippi, da Ruberto, e dalla Regina Giouanna. Patti, quali non iolo promife il Miani, di nuouo introdotto,ma diede fperanza, che farebbero accrefciuti dal fuo Senato : onde in vn fubito fi venne à gli abbracciamenti ; eil popolo, poiché ieppe l’accordo, ladoue prima era morto pei la paura de’ nimici, fcoppiòin vn lietiilimo viua viua. A venti dunque di Maggio, che fu il medeiìmo giorno della fatta determinatione, sù la loggia del configlio folle-uolìi lo rtendardo fortunatiifimo di S. Marco ; e con contento vniuerfaleprocdlìonalmente auuiaronfi ad vn certo luogo nel corpo della Città, oue gitrarono la prima, pietra al Tempio, c'hor forge fòntuoliflìmo, di S. Michele, comech’egli èprotettor degli eferciti; dubitando, che per la nuoua Signoria loro non mancherebbero guerre. Fù co’l tempo alla làcra fabbrica aggiunto vn claurti ^ fpa-