Libro Quinto. 2,7 f mallo prigioniero de’Galli. Acquiílollo ben poco dop* po,eperladichiarationeàfuofauoredimoltiNobili, e per le forze potentiflìmejche gli iomminiftrò la República di Venetia, epe’l valore di Confaluo, che l’efercito Franceíco aflèdiando il coftriniè à riceuere quelle leggi, ch’ei volle. Ma molto non puote delle fue felicità godere vccifo dalla parca nel fior de gli anni lènza lieredi ; onde fuo Zio Federico con miglior fortuna glifucceise, e fopra le fatiche dell’eftinto nipote compoiè la fua quiete . Ma quiete, iè non efímera, poco dureuole ella fii,per lanuouaguerra, che,vnito co’Venetiani, molfeàLudouico di Milano, Ludouico di Orleans, ch’era fuccef-foàCarlo Ottauonel Regno di Francia; poiché il Redi Napoli, e per ragione della lega, c’haueaconloSforza,e per la politica, chegliperfuadeua à non lafciare annidar nelPItalia i Francefi,fi pofe fubito in armi,pronte e à difedere l’amico,e à offendere l’inimico. E fi acciniè poi con più calore, quando feppe, che co’l Re di Francia, e Vene-tiani, era entrato in lega il Papa,e Ferdinando Re di Spagna^ quelli con patto,che fcacciato lui da Napoli,egualmente lì douelferodiuiderecon l’Orleans il fuo Regno. Mail Duca di Milano, atterrito de’grandi apparecchi de* Collegati, non trouando fcampo alle cofe fue, con poca, regula di ¿ridiano, inuitò Baiazetto Imperator de'Tur-chi alla conquifla dell’Italia, le cui porte trouerebbe aperte per la intelligenza di Federico di Aragona, che in Napoli dominaua. Inuito, che accefè il fuoco tra quel barbaro, e la República Venetiana, che, fé non con gran fan-gue, iparfo à fiumi, non fi eftinfe con danno irreparabile della fede. Poiché l’Ottomano polla poderofa armata in O o 2 punto,