Libro Serto. 333 perdita di fette galee, e della fama, che ¿1 vantaua inamàbile. Ma eifendocosì lontane le armate, veleggiando non più nel Ionio, come facean nel Tirreno, i Corcirefi mandarono a Venetia Antonio Eparco,e Stamatello Bor-forfich, à fine di fupplicare il Principe, che fi contentailc di far fabbricare dietro il Caftellodi mare à S.Sidero vn-riuellino, acciò in tempo di guerra il popolo poteflè iui difenderfi ; e chiefero, che con gli fteflì Ambafciatori fi mandaflè à taTeffetto il denaro. Grande premura del pu -blico beneficio ! Io non sòqual altra Natione con tanta-efficacia attenda à conièruar fè ftefla al fuo Signore, cho agguagli la Corcirefè, che ftudiaua fempre il modo di mantenerfi a1 Veneti fedelmente fòggetta. Così far dc-uono que’ popoli, che non fon felloni ; e con gli Aterae-fi non cercano i Temiftodi, loro Principi nelbifogno, c-poi li cacciano nelle felicità,ò da’confini delle proprie terre, oda’ termini della riuerenza, edoflèquio. <^uandoi vaflilli cercandifeléfcgnoè, che non s’inrendono co’l nimico, à cui non ageuolano, ma difficulrano con nuo-ui ripari le defiderateconquille. E perche iCorfioti fi auuidero, che nell’vltimo afsedio la mancanza delle vit> touaglie hebbe gran parte nelle loro difgratie; doppo di hauer creato nel cinquantaièi Antonio Spiri nuouo Protopapà, eleflèro nel cinquantaotto Giacomo Cacuri, o GiorgioEparco, nouelli Ambaiciatori alla Republica , pregandola, chepreftafsequattro mila ducati a'Villani dell’Ifola, acciò cópralsero Boui lauoratori,echc pe’l primo anno fufse loro fòmminiftrata la Temenza,che nella ricolta farebbe deglivm, e dell’altra puntualmentefòdii-&tta, Non vi fu difficoltà alcuna per vna così giufta dimanda,