Libro Quinto. 2^7 deità, che ne pianfero lungo tempo gli habitator’infelici ; indi volgendo le prore al Ionio, in ogni lido piantarono trofei alla barbarie, indegna de’Criftiani. NèCorfùfù efente de’mali ; poiché sbarcat’i Genouefi iaccheggiaro-no i campi, e haurebbero manumeflò i luoghi murati, iè i Corcirefi non fuflèro viciti à incontrali, e trouandoli fparfi, non folo ricuperarono la preda, c’hauean fatta, ma parte ne vcciièro, parte ne fecero prigioni, à talché Ambrogio Spinola,Generaledell'infelice condotta, iuforzato à ritirarfi sii i vaicelii, e à fuggire, ièguito tèmpre da Silueftro Morofini, che con diece galee era venuto in ioc-corio de’Corfioti. Ritornò ben’egli poi con quattro groffi legni, per impedire la nauigatione, e fece non pochi mali a’valfalli della Republica, ma da Giacomo Triui-fano, c’hauea cura del golfo, incalzato fino à Gaeta, qui perdè con le nani ogni iperanza di danneggiare, i Veneti co’l fuo moleftifiìmo corfo. Lunga fu, doppo quefto ; la pace de’Corfioti, nè fino al 1440 altro dinuouo comparile, che Santo Veniero, da Eugenio Quart o fatto Arciu e feouo di Corcira. Nel quaranta però furono fatti alcuni ordini à publico beneficio,e principalmente circa Peftrat-tione de’grani, de’quali, benche vi fuflè abbondanza, caricando naui fraPanormo,eFanaro, àfinedi trafportarli-à lontani paefi pe’l guadagno, fi venia à cagionare, e nella Città, e nell’Ilola careftia. Onde, con ordine del Senato, fotto pena di contrabando, fu vietato à ogn’vno il far condurre altroue qualunque fòrte di frumento; e cosi li pofe rimedio à vn male,che potea portare confeguenze di qualche rilieuo ; non vi eflèndo colà peggiore della fame, a eccirar tumulti ne’popoli. E perche da’remiganti delle M m galee