PRECEDENTI POLITICI dell’organizzazione massonica: la sede di Salonicco spinge ramificazioni nelle principali città dell’impero ed è allacciata con centri sorti all’estero per iniziativa di esiliati e di studenti. Al comitato sono affiliati militari, funzionari, intellettuali « deumne » (ebrei convertiti all’islam), idealisti e trafficanti, gente di buona fede ed arrivisti si sono mescolati. Il programma è grande ed indiscutibilmente attraente: ristabilire la costituzione sospesa da Abd ul Hamid, limitare i poteri assoluti del Sultano, istituire l’eguaglianza fra tutti i popoli che vivono nell’impero, senza distinzione di razze e di fede, laicizzare lo Stato, eliminare le influenze politiche ed economiche delle Potenze. Insomma fare della Turchia uno Stato libero che si armonizzi coi tempi nuovi. I principi dell’89 ispirano in modo evidente il programma. I ricchi semiti di Salonicco, desiderosi di frenare la concorrenza del capitale e dei mercanti stranieri, appoggiano con entusiasmo interessato il comitato. La missione di rigenerare la Turchia, già inutilmente tentata col tan-zimat, è un compito immenso: il comitato Unione e Progresso colle sue avventure riuscirà ad affrettare la fine dell’impero ottomano. Nel mese di luglio scoppia la rivoluzione a Salonicco ed il III corpo d’armata si schiera cogli insorti del comitato Unione e Progresso. E’ spedito al Padiscià un dispaccio coll’intimazione di ripristinare la costituzione, in caso diverso le truppe marceranno sulla Capitale. Finale da operetta: Abd ul Hamid dapprima vorrebbe resistere ma poi, fiutando il serio pericolo, con insuperabile disinvoltura ed astuzia, si dichiara « troppo felice di ripristinare la costituzione da lui ritirata trentadue anni prima, ora che il progresso dell’istruzione ha conferito al suo popolo la sufficiente maturità di partecipare alla direzione degli affari ». La Turchia esulta: i contrasti fra le razze e le religioni sono momentaneamente sopiti. Un’ondata di riconoscenza e di simpatia sale verso il « Sultano rosso », il quale getta a mare molti dei suoi favoriti, offre generosar mente cinquanta milioni d’argento alla cassa del comitato « Unione e Progresso », promulga un’amnistia. Brutta sorpresa per la Germania perchè alla sua tutela minaccia di subentrare l’influenza inglese: il nuovo primo ministro, Kàmil paja, è notoriamente anglofilo e l’ambasciatore di S. M. britannica è il suo ascoltato consigliere. 35