382 devole abitudine di studio, e per cui nutriva grandissimo amore. Mantenne fino all’ ultimo tutta la prontezza della mente, ed una invidiabil memoria ; onde piacevolissima era la sua conversazione, come quegli che spesso ricordava fatti ed aneddoti dei tempi più lontani, con una precisione di epoche e di particolari, che più non si farebbe d’ un avvenimento ieri accaduto. Ma ahimè ! un ignoto malore l’aveva colto da un anno, ed in breve fu vano ogni soccorso dell’arte. Egli ebbe a soggiacere a durissime pruove; ma quella religione, di cui fu tenerissimo tutta la vita, gli alleviò gli ultimi patimenti, gl’ infuse forza e coraggio, ed egli tranquillo, come uom che s’addormenta, chiuse per sempre gli occhi alla luce, in mezzo al compianto di tutti i buoni. Fine del Volume VI.