149 Per ben conoscere 1’ affetto ch’altri nutre per qualcheduno, e’ convien perderlo : da ciò si comprende perchè trapassati, che si detestavano in vita, sieno ornati di tutte le virtù dopo morte. Ho qualche parente e molti amici ; fin-ch’ essi sono lontani li amo, li venero, li adoro, li colmo d’attenzioni, di cortesie e di strette di mano in effigie; ma non sì tosto e’ sono a’ miei fianchi, dinanzi al mio tavolino in ispecie, che cessa il prestigio, l’incanto sparisce ; li trovo noiosi, stucchevoli, e a riamarli aspetto che si partano; il che essi non tralascian di fare, comprendendo che la mia amicizia cresce in ragione diretta dei quadrati delle distanze. Gli amanti non si mostrano mai più teneri, quanto allora che sono disgiunti. Veduti da lunge, i difetti, che son come le ombre, spariscono e fanno luogo alle belle qualità, che sono la luce ; il che naturalmente ci conduce secondo logica a conchiudere, che se tutti fossero separati, tutti sarebbero uniti, d’ accordo. Ora egli è delle cose come delle persone : sempre gli assenti hanno ragione. Quanto più s’odia il Collegio nel tempo ch’altri v’ è chiuso per autorità di famiglia, altrettanto e’ par belìo, quand’ uno n’ è uscito. Chi canta la patria,