134 sulla infelicità della vita. Come volete eh’ io presti fede a tutta questa vostra infelicità, quand' io scorgo tante anime così di sò paghe e contente, ch’è una beatitudine l’udirle, e solo anche vederle, e per un matto, che si toglie a Londra o a Parigi la vita, tanti milioni d’ uomini, che così la careggiano, la vezzeggian, 1’ adorano, che per tenerla piìi soda non temono d’affrontare fatiche, travagli, pericoli e per insino il disonore e l’infamia? Se la vita fosse di questo gran peso, la si lascierebbe correre a sua posta, ogni uomo farebbe di sciorsene o disgravarsene alla più sollecita ; e invece osservate con quanta fatica la si abbandoni, e co-in’ altri protraggala col desiderio. Io credo ancora in terra alla felicità ; penso ch'ella si dia ; non già eh’ abiti meco, o me la trovi in casa od attorno : io non la conosco se non di nome ; ma ben la veggo, la incontro, le fo più volte al dì per le vie di berretta, in sembianze e volti diversi. Egli è che molti sono felici senza saperlo. Ecco p. e. io corro, zampetto per le contrade, non penserò a nulla, maledirò fors’ anco la cagione che mi fa zampettare, ed in quella una grande felicità mi circonda. Io non la sento ;