253 tando il tratto seguente, in cui ha certo molta acconcezza e d’immagini e di stile : Leggiadra stella, oh ! quante volte anch' io Conversi in te lo sguardo e t'implorai D’un’ istante di calma, oh ! quante volte Piovermi vidi il pallido tuo raggio Nella povera mia cella, siccome Un messaggier di Dio che lieti auspica Mi venisse recando, e da quel raggio Repentina una pace entro le vene 10 spandersi sentiva, e tuttaquanta L’anim’a empirmi un’ ineffabil gioia. Pien del tuo lume allora abbandonava 11 materno mio lare intemerato Da consanguinei sdegni, e le solinghe Strade del mio paese a tacit' orma Scorna volonteroso ; era un silenzio D'ogn’ in'orno diffuso; una solenne Calma i miei passi accompagnava, e solo Rompersi il flutto udia sovra la sponda, Come la speme del mortai si frange Sul sasso del sepolcro. In grembo al sonno, Agli impuri diletti, ai casti amplessi, Ai delirii, agli affanni, alle speranze, Giacevano i viventi, e il fragoroso Camminar della scolta a lunghe veglie Astretta dal timor, lontan, lontano Rimbombava incessante, e si perdea Col fremito del mar. In sull'eccelse Moli, che al del sollevano la fronte Rispettata dagli anni, e stan per gli ari