209 sovente, e di ridurli a suo modo, affinchè la lezione ne riesca uniforme ed eguale. È questa una ingrata e gratuita fatica, di cui nessuno, è vero, ci ha obbligo, ma che noi volentier ci assumiamo per amor dell’ opera nostra e per rispetto al pubblico, il quale vuol essere nel miglior modo servito. La quale libertà non pure è lecita e onesta, e di leggier si concede ; ma è necessaria, chi non voglia che il giornale sia un abito pezzato di mille colori. Però noi ne usiamo con discrezione, in silenzio, senza nessun vanto di note, senza farcene nessun merito, come non ce ne diamo nessuna importanza. Signor no : il compilatore carniello, il sostituto dalle note, ha egli la sua importanza, e non vuole che con lui adoperiamo simile arbitrio : le sue parole hanno ad essere testo, e ne pretende la privativa, cosi nell’ Osservatore Triestino come altrove. E’ vuole per forza eh’ entriamo a parte della sua gloria e del suo privilegio, ed ecco che nel suo N. 219 ei ci fulmina bruscamente una nota tremenda, in cui col titolo di pedanti ci punisce d’ aver osato di por mano all’ autorevole suo testo, e corretto un barbarismo, sostituendo una parola propria ad una impropria da lui adoperata. ri