4 CAPITOLO PRIMO * * * Per quanto in Francia il fenomeno rivoluzionario venisse preparato e posto in atto soprattutto dalla borghesia intellettuale, non può negarsi che nel 1789 un fremito di rivolta e di malcontento avea pervaso anche le masse popolari, inasprite dalla miseria, stremate dalle tasse, angariate da un feudalismo ancora potente e vessatorio. Ben diverso era lo stato d’animo popolare in Italia, dove le condizioni dei contadini e degli operai erano assai migliori e il feudalismo era quasi scomparso (e nelle re* gioni dove era ancor vivo i monarchi lo stavan battendo in breccia con instancabile energia) 1). Come sempre avviene ove non vi è la spinta del disagio economico, il popolo nella penisola era tenacemente conservatore ; se mai qua e là si verificava del malcontento, abbiamo visto che questo era provocato dalla manìa novatrice dei sovrani riformatori. Perciò le masse popolari, quando giungono le notizie dei primi rivolgimenti francesi, manifestano apertamente la loro disapprovazione ; e quando si sa che in Francia il clero cosidetto rifrattario è perseguitato e massacrato, il popolo arde e divampa di vivissimo sdegno. E anzi tipico il fatto che le congiure « giacobine » ordite in Italia dal 1789 al 1796 siano tutte opera di 1) « Al rompere della rivoluzione francese, in Italia le riforme economiche legislative sociali erano già condotte assai innanzi, se non al termine, pe '1 tacito o palese consentimento dei principi nuovi e della borghesia illuminata a rintuzzare le soverchierie dell’aristocrazia feudale e le ingerenze dell'ordine ecclesiastico » (G. Carducci, Del Risorgimento italiano, in Prose, 4* edizione, Bologna, Zanichelli, 1909, p. 1292).