Della Hiftoria di Corfù. cuno l'ottenne. Haueanoalcuni, quando Titola fi fbt-traiTe dal dominio de’ Re di Napoli, con la loro potenza occupato molti ftabili, fpettanti all’Vniuerfità ; poicho fenza capo, le membra fanno à lor modo, e quello vince, c’hà più vigore. Quafi che le robbe del commune tufferò de’particolari, quefti fe le haueano pacificamente diuiiè, come che deftrutto il Ihs Gentium, fola regnafse la leggo della natura ; anzi parea, che la legge della natura imperando, s’introducefseil lus Gentium > appropiandoii le foftanze il primo, che Toccupaua. Durò tal male fino al mille trecento ottanta fette, in cui per fuoi Nuncij fece il ConfiglioCorfiotoconfapeuole di tal difordine il Bailo, il quale rihebbe tutto, benché tutto non reftafse all’Vniuerfità, efsendo alcuni effetti concedi a’ Cittadini, cheli meritauano, per le fatiche nel ieruire la Patria , Nè fola quefta liberalità co’ fuoi vfarono i Corcirefi; poiché , veggendo, che non baftaua al Principe, per rifarò le mura, e per le altre coiè neceftarie della Città, quello , che dall’lfola cauaua, di buona voglia gli concederò i da-tij delle marcantie, che s’introduceuano, ò fi mandaua-no , per le quali pagandofi’l due per cento, in capo dell’ anno fi metteuano aftìeme molte migliaia di feudi. Non può edere liberale vn Dominante, fe gli fono auari i vaf-falli, Ibifognidelpublicodeuono aiutarti da’priuati ; cd è ricco il padrone qualora i feruinon fi fanno fimula-tamente mendichi. Non perche vno hà corona, co’ circoli incanta tefòri ; e lo feettro non è badile, che fuilceri le indiane miniere. Se ipopoli non riempono l’erario del Principe, refta egli vuoto, perche con la fola lèmenza de’donatiui fruttano le monete. Ciò ben conobbero i Cor-