Libro Terzo. 137 D. Giuliano allaga delle Spagne le fpatiofè pianure, con^ torrenti di armati, per la opprefìfa Fiorinda dal Re Roga- lo , e fece i Mori compagni delle fue vendette; e Cercil-hno da vn moro vuol, che fi opprima Corcira. Ma no'l perniile Dio, poiché TOrfatolle dal naufragio la pericolante Virgin ita del la fanciulla, che con le fue forze mata haurcbhc potuto refiftere alle violenze di quel fellone, Afliltò l'Enope, e con le vnghia, eco’l dente lacerandolo, Io sforzò à raccomandarfi à Corcira, la quale pietola, orando, reftituilloà doppia falute, e del Corpo, e dell’ anima. Puote Iauare, e far branca, contro il detto del Sa-uio, la pelle di vn Etiope la noftra Santa, e vn moro fe di-uenir tutto candido nella tede. Con le acque di vna fontana , che prodigioiàmente fcaturì nel carcere, battezzò il nero, à cui poie nome Criftodolo, c in quelle acquo, cftinfe il fomite, che hauea acceiò la libidine nel luo cuore . Indi dal nuouo Criftiano interrogatale Verginelta , come douelfe riipondere à quei, che l’intcrrogallero chi egli filile, ri/pondi, gli dille, io fon ièruo di Giesù Crifto, in lui credo, in lui fpero, e nel fuo nome fui battezzato. Licentiofli da Corcira così bene ammaeftrato Criftodolo, C incontrandofi nel Maggiorduomo di Cercillino fi pale-sòCriftiano; onde fù condotto al fupplicio. Vnafèga il diuiiè per mezzo,ma l’anima vnita ne volò alTEmpireo. Pria, ch’egli fpiraflè gli Angeli à viltadi tutti gli coronarono il capo, e le angeliche armonie d vdijono alfuo paf--kggio. Così Criftodolo da coruo,ch’egli era,cigno diurne,e qual cigno hebbe canzoni nella fua morte.Morì egli, non qual ville, perche viuedo hebbe doppia nerezza, morendo acquiftò multiplicato il càdore.Nella patria de’bea- T ti de-