Libro Quinto. 287 fi come del medefimo afpetto ne’ loro natali parteciparono , eflèndo nati nel medefimo anno,e mefe,con differenza di fòli giorni. Emoli furono nella gloria, e nelle im-prelè ; e grande fùentura fu della noftra fède, che affieme non fi accozzafsero ; poiché rintuzzati da Carlo gli sforzi di Solimano, non hauretbero hauuto fopra de’ Criftiani que’vantaggi,cheacquiftaronco’ltempo. Benèvero, che il Tureo non volle cimentarti quando, doppo prefà-* Buda,(ìpofè lòtto Strigoniaàfauor del VaiuodaGiouan-1 ni, e all’auuifò, che Celare con poderofò efercito ne an-= dauaàincontrarlo, ritornò addietro, lafciandoà Carlo la fama di hauergli fatto paura. Nel tempo di quefta mof fa comandò l’imperatore ad Andrea Doria ( che, lafciato ( ilferuigiodi Francia, fi era con lui comporto ) che ne gif- I fe ad aifaltare la Grecia; ed egli con quaranta otto galee, trentacinque naui groflè, e altri legni piccioli mouendo-fi, prefè Corone, e Patrafso, e haurebbe disfatta l’armata infedele, fe Vincenzo Cappello, ch’era alZante con lo Venete forze,fi fuise vnito con lui. Ma i Veneti religiofif-fimi ofseruatori de’loro giuramenti non vollero violaro lapace,c’haueano con Solimano, il quale, fpergiuro, all* vfòde’barbari, fènzacagione la ruppe, come fi dirà à fuo luogo. Racquiftaronopoii Turchi Corone per la-pefte, che contro il prefidio Criftiano à fauor loro combattea; e il gran Signore con efercito di ducento mila,/ combattenti auuicinato alla Valona difegnaua TimprefL, qual tentò in vano, del Regno di Napoli, quando Ibrai-mo fuo fauorito gli perfuafeà riuolger l’armi contro Ta-masSofi della Perfia, che àlfmaele fuo Padre era nuoua-mente fuccefso, Vogliono alcuni, che Ibraimo, bencho Turco