Libro Terzo. 125* quindi diipofte in atto di battaglia, quali azzuffarono come nimiche,ladoue l’vna rapprefèntaua i legni di Corina , l’altra di Corinto, Republiche, che fra di loro lungi > tempo fi lacerarono. f Ma già fiamoarriuati al tempo, ^he la diuinaProui-dtnza prefcrifle alla lalute de’Corcirefi, che in molto duerre vincitori, ièmpre con l’infernoeran rimaftipercenti. Viueanonel gentilefimo ( fé pur viue chi è mor- lo alla gratia ) ciechi di mente, epriui di pupillenell’-pnime, le quali, non veggendo il precipitio, dentro vi krabboccauano. Dclirauan mefchini, hauendo per capo ttloma, ch’era pazza dietro trenta mila Deità, che numera Efiodo, e nella Città di Dio annoueraS. Agoftino. ■Oltre Bacco, Giano, Nettuno, Gioue, Venere, e altri Ridicoli Numi, che adorauanoi Feaci, Apollo era fra loro in tale veneratone, che ogni portentoà lui attri-»uiuano, il faceuano autoredi marauiglie. Era allora principe del Senato di Corcira Cercillino, ( qual moliti dicono Re ) huomo fuperbo, e crudele, ma della faliju [religione del gentilefimo così oflequiofo, che per quella ! non hauea mira al fuo medefimo fangue, come lì moflre-1 à nel progreifo di quella hiiloria. E come che Dio nelle maggiori fceleraggini mai non fi fcorda d’elìer benigno, a’ tempi di coilui mandò à Corcira le fue mifericordieper mezzo de’Santi Giafone, eSoiìpatro, l’vnoVefcouo