434 Della Hifìoria di Corfù. cato, per la fua rara eloquenza accumulò gran teforo. Le fue parti eccellenti modero i Paefani ad aggregarlo fra’ Nobili, ed egli, grato al beneficio della Patria, diipoio nel fuo teftaméto >che mancando fenza iucceflòri vn’vni-ca figlia, chehauea,accafata con vn di Caia Soranzo, che fu Procuratore di S. Marco, le fuc facoltàferuiflèroalla, fabbrica del Colleggio. Auuenne il cafo5 morendo prilla di prole la donna, e fi diè mano all’opera,che farà vigere per fempre il nome del fuoFondatore, quanto celebro »dielettere, altrettanto famoiò nella pietà del fuo zelo. Nel Regno di Candiaintanto non fi ftaua in ripoiò,e i Turchi, non potendo venire à capo di prendere la Città capitale,sfogauano contro de5 prigionieri la rabbia. Non vi fu crudeltà, che contro di loro non vfaifero; e perche» nelPvnione accennata delfarmi, i Greci dell’Ifola fi inoltrarono fauoreuoli a’ Venetiani, non andarono , anch’eglino, efenti dalla barbarie,che rouinaua le loro cafe,e deJ figli, e delle loro mogli facea macello. Era Creta tutta vn laberinto di confufione, nè filo fi truouaua per difeior-la,auuengache il filo della fpadariufciuainabile,perlibe-rar da quel viluppo, che chiudeua tanti Minotauri crudeli , quanti barbari Traci. Giorgio Morofini, ch’era fuc-tefio àFrancefco nella carica di Capitan Generale, pro-curaua applicare alla piaga qualche rimedio, mafenon^ era ftato baftante il ferro vittoriofo, e il fuoco,c’hauea ar- io tante fiate i legni nimici, daua ad intendere, che ridot-tain mortale cancrena non vi fufiè farmaco,valeuole à ri-iànarla. Poiché le vittorie, che riportauano così fpelìòi Venetiani iopra delPacque, non coftrigneuanòi Turchi ad abbandonatela terra, oue fortificati facean conofcere, che .