Libro Secondo. 67 iani di Pitia loro diceffero, che gli Ateniefi haueano pert-fiere di darli’n potere della contraria fattione; onde do-ueano prouedere alla loro falute,qual cercando incontra-ron la morte. Poiché fopra di vna Naue imbarcatiti,per fuggire verfo Sicilia, da gli Ateniefi raggiunti furono prefi > e, pe’l rotto giuramento, dati al popolo, che li chie-deua, per caftigarli. Il caftigo fù il chiuderli dentro grande edifìcio, qual, circondato da doppio ordine di armati, non daua iperanza alcuno allo fcampo. Seffanta da tal luogo poi cauarono, e per tutta la Città aggirandoli, li batteuano con le sferze, li pugneuan con Tarmi, e con ogni atto di villania Taffliflèro, finche non tolfero a ogni vno la vita. Io credo, che doppo tal fatto, e per tale memoria ftampaflero i Corcirefi quelle due medaglie, c” hanno nel rouerfeio vna fruita, da me pofti con le altre nel primo libro di quefta Hiftoria. A che gloriarti dice la Scrittura dell’iniquità? A che moftrarfi potente nella malitia? Fù Tatto tanto più federato, quanto più vili erano i violentiifimi carnefici della nobiltà di Corcira * Io non vuò icufàre quefta, benche fiaicufabile per la libidine di dominare, e per la gloria di non iòggiacere a huo-mini, che la natura ne’ natali hauea fatti più baiti : dico bensì, chela violenza fù inconueneuole a coloro, chela fecero, e aquei,chelariceuettero. Ma di peggiori eièm-pli è pieno il iècolo noftro, in cui bafta fi tia veduto vn Re, giudicato reo da1 fuoi vaifalli, perdere fopra di vn palco ignominiofàmente la tefta. Le ifole di tali ipettaeo-Iffono feene, e Inghilterra, e Corcira le rapprefentarono; vna nel fuo Principe, l'altra ne’ principali fuoi Cittadini. ; che rimafero dentro dell’edificio, credeuanfi, che K 2 icom-