Libro Qui nto. 281 proueditori Gritti, e Cornaro, e nello fteilo tempo ordinarono àVicenzo Cappello, ch'era in Corfù, che allo noue galee, ch’egli hauea, aggiugneife quel numero più grande di legni Corcirefi, che poteua adunare, e che no gifle ad aflaltare il Regno di Napoli, à fine di diuertir per quella parte le forze Spagnuole. E i Corfioti, auidi di fe* gnalarfi nel feruigio del loro Principe in tempi di tanto bifogno, appena feppero Tintentione fua dalla bocca-dei Cappello, che fubitopoferoall'ordine quarantacinque grofle fregate, ò Liburniche ; e altro non aipettaua-no, che il tempo fauoreuole alla loro intraprefa. Ma fu -rono da nuouo comando arredati con ibmmo dolore ; poichelaRepublica, che hauea, doppolarottadiCara-naggio , periò quafi tutte le Città di terra ferma in Italia, nonvolea auuenturare quelle genti, delie quali ne gli eftremicafifipoteaièruire. Fùquefta vna guerra, che non finì veramente, che fino al 1528, quando Carlo Quinto venne à coronarfi’n Bologna ; poiché fu ella così piena di viluppi, che da vna iòrgeua vn’altra maggiore diicordia. Siiciolièprima dalla lega il Papa, poi con_, lui, e co'Venetianifi vnirono gli Spagnoli, egllnglefi contro il Re di Francia; ealTvltimo, morto Ferdinando di Spagna, contro Carlo Imperatore, che gli fuccefìè, fi riuoltarono e Pontefice, e Galli,'c Veneti, e molti Principi dell’Italia. Ma (tracchi alla fine delle date, o 1 iceuute rotte, conuennero nella pace, e con più profitto a’danni del commune nimico fi conferuarono Tarmi . Ben è vero, che prima di tal concordia non furono fenza-h gloria di feruire la Republica i Corfioti, feguendo al i